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America Latina: Chavez guida scontro governi - mass media
Redazione
17 anni fa

Il presidente del Venezuela Hugo Chavez, sbarcato oggi alla Mostra del cinema di Venezia, ha assunto in questi giorni, tra i tanti ruoli che va ritagliandosi da anni sulla scena mondiale, quello di dar fuoco alle polveri del confronto sempre più duro in America Latina tra i governi e i mass media, indicando inoltre ai colleghi le vie per sostenere a spada tratta il braccio di ferro con il quarto potere e vincerlo. L'avversario dichiarato di Chavez è il potente network radiotelevisivo Globovision. Il ministro per le opere pubbliche, Diosdado Cabello ha annunciato l'avvio di un procedimento amministrativo che prevede sanzioni contro il network, accusato di trasmettere messaggi di telespettatori che "invocano il golpe e il regicidio", ossia l'estromissione di Chavez. Cabello ha anche reso noto che, come accaduto già nel luglio scorso a 32 stazioni radiofoniche e a due canali tv, "altre 29 radio saranno tra breve messe a tacere". Una battaglia su tutti i fronti, caratterizzata da incessanti marce di 'antichavisti' che invocano la libertà di stampa e di seguaci del governo che sparano ad alzo zero contro i 'golpisti' mediatici. Una bandiera, quella del pericolo del golpe, che Chavez sbandiera spesso durante il suo ormai famoso programma radiotv "Alo' Presidente". Che Globovision, tra l'altro, è obbligato a trasmettere. Chavez inoltre ha creato radio e tv, e da poco anche un giornale, che pubblicizzano a suon di elogi tutte le sue iniziative. Come la sua apparizione oggi al Festival di Venezia. Sia pure in contesti differenti da paese a paese, analoghe tensioni si avvertono in Ecuador, Bolivia, Nicaragua, Brasile e Argentina: un braccio di ferro continuo tra governi progressisti o di sinistra e i media legati ai settori dell'establishment conservatore. Dove i media diventano il vero contraltare del governo, sostituendosi ai partiti di opposizione, sempre più deboli e frammentati. L'ecuadoregno Rafael Correa è il più in sintonia con Chavez. Ha un suo programma radiotelevisivo ed ha imposto una nuova legge sui media, che ha spinto molti di essi ad annacquare gli attacchi al governo. Ma non il potente canale 'Teleamazonas' che la settimana scorsa ha mandato in onda un video filmato di nascosto da un deputato oppositore durante un colloquio con Correa. Immediate le minacce di chiusura del canale. Anche il boliviano Evo Morales è ricorso ad un suo programma radiotelevisivo. Il brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ne ha invece uno radiofonico, e da giovedì un suo blog. "La madre di tutte le battaglie" in tal senso, come l'ha battezzata un esponente del governo, è però in corso da una settimana in Argentina. Dove la presidente Cristina Fernandez ha inviato al Parlamento un progetto di legge sui media, un terreno sul quale nessun governo democratico aveva osato avventurarsi dai tempi della famigerata dittatura dei militari. Innescando così un scontro epocale tra governo e sinistre da un parte e media e oppositori dall'altra dove tutti tirano in ballo la difesa della libertà di stampa. Siamo i primi a volerla difendere, assicurano i primi. La volete imbavagliare, accusano i mass media e gli oppositori che parlano, come in Venezuela Ecuador e bolivia di "legge mordacchia". ATS

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