
In occasione del Festival della giustizia penale di Modena, Amanda Knox si è commossa ripercorrendo le ore e i giorni successivi all'omicidio della coinquilina Meredith Kercher: "Tutti erano contro di me. Per il mondo ero una psicopatica e una p****na. Ma la verità è che quel giorno Rudy Guede è entrata nel mio appartamento e ha violentato e ucciso la mia coinquilina Meredith", ha dichiarato in lacrime la Knox.
"So che rimango una figura controversa agli occhi dell'opinione pubblica, nonostante la Cassazione mi abbia assolto dall'accusa dell'omicidio di Meredith. So anche che molti pensano che io sia cattiva, ma in realtà io sono stata una vittima: si cercava un colpevole e polizia e media si sono accaniti su di me. Guede ha ucciso Meredith", ha aggiunto. Il suo allora fidanzato Raffaele Sollecito e la Knox, all'epoca dell'arresto ventenni, sono stati per 4 anni in carcere prima di essere completamente scagionati dall'accusa di omicidio. Un periodo durante il quale - racconta - "ho meditato sul suicidio".
"Un grave errore, una conclusione frettolosa e infondata, basata su un'inchiesta contaminata" viene definita dalla Knox tutta la vicenda esprimendosi con un buon italiano.
La pressione mediatica
"A causa dell'intervento dei media l'inchiesta è stata contaminata. Era impossibile avere per me un processo giusto. L'opinione pubblica non deve rispondere a nessuno, non ci sono regole se non che il sensazionalismo vince: nella Corte dell'opinione pubblica non sei una persona umana, sei un oggetto da consumare".
E ancora: "Sul palcoscenico mondiale io ero una furba, psicopatica e drogata, puttana. Colpevole. E' stata creata una storia falsa e infondata, che ha scatenato le fantasie della gente". Il conto con i media però non è ancora chiuso: "Sono grata alla Corte di Cassazione e agli altri giudici per avermi rivendicata; la Corte Europea mi ha rivendicato oltre - assicura - ma tutto questo non assolve lo Stato per avermi condannato per 8 lunghi anni". Inoltre, "non assolvo i media che hanno raccolto un immenso profitto" da questa storia e "anche oggi trattano la mia vita come contenuto per i loro introiti. Non mi basta che la mia vicenda si sia conclusa bene, abbiamo bisogno di fare bene prima"
L'appello al suo grande accusatore
"Vorrei avere un faccia a faccia con lui (l'allora pm di Perugia, Giuliano Minnini), al di fuori dalle aule, al di fuori del ruolo di buono e di cattiva. Ho sempre pensato che fosse questa contrapposizione che rendeva impossibile la comprensione”. Amanda Knox ha spigato: “Per me a vent’anni quel pm era come un mostro con un solo obiettivo, distruggere la mia vita. So che questa immagine di lui è sbagliata. Sono stati i media ad aiutarmi a rendermene conto. Nel documentario di Netflix non ho visto un cattivo, non un mostro, ma un uomo con motivazioni nobili, che voleva rendere giustizia a una famiglia in lutto. Un giorno mi piacerebbe incontrare Minnini - ribadisce - e spero che, se ciò accadrà, anche lui riesca a vedere che anche io non sono un mostro, ma semplicemente Amanda”. Questa la verità di Amanda che parla in Italia per la prima volta dopo la chiusura, con assoluzione, del caso giudiziario sull’omicidio di Meredith, avvenuto a Perugia nel 2007. La trentunenne statunitense, che nei primi due giorni dell’evento è stata spettatrice silente delle conferenze in programma è entrata da un ingresso secondario per evitare le decine di fotografi e operatori da tutto il mondo che la stavano attendendo.© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

