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Estero
Alta tensione a Gerusalemme, sciopero e nuovi scontri
Redazione
9 anni fa

Dopo le fiammate di violenza di ieri a Gerusalemme e in Cisgiordania, lo scontro fra israeliani e palestinesi non accenna a placarsi e rischia anzi di incendiare anche le prossime settimane. Questa la valutazione espressa da fonti militari mentre anche oggi la polizia di Gerusalemme è rimasta mobilitata per impedire il ripetersi di manifestazioni di protesta. La giornata è trascorsa in una calma relativa, con strade deserte per uno sciopero generale del commercio proclamato da al-Fatah. In serata sono ripresi gli scontri: alla periferia della città, un giovane è stato ferito in modo grave. Le preghiere islamiche non si sono svolte nella Spianata delle Moschee ma nelle strade adiacenti, in ossequio agli ordini del Muftì di Gerusalemme che ha vietato ai fedeli di entrare nel luogo sacro finché agli accessi resteranno i metal detector, installati da Israele per impedire nuovi atti di terrorismo dopo quello del 14 luglio scorso. In questo clima avvelenato (in cui la questione dei metal detector appare di importanza secondaria, rispetto a quella principale della sovranità sulla Spianata delle Moschee) uno spiraglio si è aperto con l'intervista ad al Jazeera del coordinatore delle attività israeliane nei Territori, Yoav Mordechai. Il generale (che si esprime in arabo) ha mandato a dire ai vicini che Israele è pronto ad esaminare altri accorgimenti di sicurezza per la Spianata al posto dei metal detector, che lo Stato ebraico non intende alterare lo status quo nella Spianata e che anzi è pronto a prendere in considerazione il parere di Stati arabi amici. Il suo intervento è in sintonia con la linea espressa giovedì sera in una critica riunione del Consiglio di difesa del governo dai responsabili dell'esercito e dello Shin Bet (la sicurezza interna), secondo i quali era possibile rinunciare ai metal detector. Parere bocciato dai ministri. Dietro le quinte, però, le forze armate insistono per una linea pragmatica. "Il nostro obiettivo strategico - ha spiegato un'alta fonte militare - è impedire una terza Intifada". A Gerusalemme e in Cisgiordania intanto si notano ingenti dispiegamenti di forze di sicurezza. La caccia serrata agli attentatori potenziali corre anche sul web. "Si muovevano su Facebook" i tre diciottenni colpiti ieri a morte dalla polizia a Gerusalemme. Così come il diciannovenne Omar al-Abed, che in nottata ha massacrato una famiglia di israeliani nella loro casa nell'insediamento di Halamish (Ramallah). "Un vero massacro", ha esclamato sconvolto il ministro della Difesa Avigdor Lieberman, esigendo da Abu Mazen "che lo condanni in maniera inequivocabile". Ma ieri il presidente dell'Anp ha annunciato la sospensione dei contatti con Israele finché non saranno annullati i provvedimenti recenti presi a Gerusalemme e nella Moschea al-Aqsa. Fra Gerusalemme e Ramallah resta per ora il grande gelo.

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