

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) non dispone finora di informazioni relative a cittadini svizzeri feriti o deceduti. Secondo quanto annunciato oggi, il DFAE non è tuttavia ancora riuscito a stabilire un contatto con una cittadina svizzera. Ricerche in tal senso sono state attivate in collaborazione con le rappresentanze a Kathmandu e Pechino.
Attualmente, sono circa 20 i viaggiatori svizzeri in Nepal registrati sull'app Travel Admin. Nel Registro degli svizzeri all'estero sono inoltre iscritte circa 120 persone. Il DFAE non ha potuto fornire indicazioni sul numero di persone presenti nella regione colpita. I cittadini svizzeri sul posto sono tenuti a seguire le istruzioni delle autorità locali, sottolinea il DFAE.
È salito a 332 il numero delle persone che hanno perso la vita nell'inondazione in Nepal: lo riporta la polizia locale, citata dalla Bbc.
Come noto, tra i turisti dispersi nell'alluvione in Nepal c'è anche un cittadino svizzero. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha confermato di essere a conoscenza della persona scomparsa.
Nella lista pubblicata dall'Ente nazionale del turismo del Paese himalayano figurano poi 65 turisti statunitensi e 53 ucraini, oltre a 51 cittadini della Malesia, 35 dell'Australia, 33 del Regno Unito e 25 del Canada. Risultano dispersi anche nove visitatori di Singapore, otto ciascuno di Germania e Russia e sei ciascuno di Lettonia e Sudafrica.
Cinque cittadini di Giappone e Nuova Zelanda risultano irreperibili, insieme a quattro francesi e tre cittadini ciascuno di Belgio e Spagna.
Inoltre, mancano all'appello due cittadini ciascuno di Bielorussia, Irlanda, Kazakistan, Paesi Bassi e Portogallo. Infine, nell'elenco figura un cittadino ciascuno di Bulgaria, Finlandia, Ungheria, Israele, Lituania, Filippine, Serbia, Svezia e Svizzera.
La lista, tuttavia, si basa sul numero precedente di 644 dispersi. Come reso noto dalle autorità, il bilancio si è aggravato nelle ore successive: al momento, si cercano quasi 1.500 persone. Di conseguenza, anche la lista delle nazionalità è destinata a modificarsi.
Helvetas ha annunciato oggi lo sblocco di 100.000 franchi per gli aiuti alle vittime delle gravi inondazioni verificatesi in Nepal. La Croce Rossa svizzera (CRS) mette dal canto suo a disposizione 50.000 franchi e si tiene pronta a rafforzare il sostegno, si legge in una nota odierna.
Un squadra nepalese di Helvetas si sta recando nelle zone sinistrate per valutare i bisogni e preparare le prime misure d'urgenza. L'organizzazione, presente nel Paese himalayano da oltre 70 anni, lavora con partner locali e la rete internazionale Alliance2015. Si prevede di fornire rifugi d'emergenza, acqua potabile, articoli per l'igiene e altri beni di prima necessità per i più vulnerabili.
Anche la CRS sta valutando i bisogni con i partner e potrebbe mettere a disposizione personale specializzato e mezzi finanziarti supplementari. La Croce Rossa nepalese si è mobilitata già nelle prime ore dopo la catastrofe.
Come noto, un'alluvione devastante ha colpito la regione fra il Nepal e il Tibet, con abitazioni, strade e ponti che sono letteralmente stati spazzati via. Le zone montagnose isolate sono particolarmente colpite e risultano di difficile accesso.
La Confederazione ha annunciato ieri di aver stanziato 500.000 franchi, in collaborazione con le organizzazioni umanitarie delle Nazioni Unite, per gli aiuti di emergenza.
Il bilancio delle vittime delle alluvioni improvvise in Nepal è salito a 270, spingendo a mobilitare 4.050 agenti della polizia nepalese per le operazioni su larga scala di gestione dell'emergenza, soccorso e ripristino. Lo riporta Nepal News.
Il bilancio è stato confermato anche dal portavoce della polizia nepalese Abi Narayan Kafle, come riferisce il Kathmandu Post. Secondo i dati forniti dalla polizia, i corpi recuperati sono 108 nel distretto di Chitwan, 62 a Nawalparasi East, 27 a Dhading, 20 a Gorkha, 17 a Rasuwa, 15 a Nawalparasi West, 12 a Nuwakot e nove a Tanahun.
Il bilancio dei dispersi e dei morti dell'«alluvione lampo» che ha colpito Nepal e Tibet si aggrava sempre di più. La polizia nepalese, secondo quanto riferisce Reuters, ha confermato il ritrovamento di 270 corpi. Secondo quanto si legge sul Guardian, che cita le autorità della zona, il numero dei dispersi avrebbe raggiunto quota 1.500. Tra di loro c'è anche un cittadino svizzero, come emerso da una lista provvisoria pubblicata dall'ente turistico nepalese sui social media. I soccorritori sono impegnati in una corsa contro il tempo per localizzare i dispersi, colpiti dalla catastrofica alluvione che ha spazzato via interi villaggi.
L'area coinvolta dal disastro è enorme e si trova lungo il confine tra Nepal e Cina. L'ipotesi più accreditata, al momento, è quella diffusa nelle scorse ore dall'Istituto geologico statunitense. Secondo l'ente americano, il terremoto di magnitudo 5.2 che si è verificato nell'area colpita è stato «causato dal crollo di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche a valle». Il sisma, quindi, sarebbe stato una conseguenza del crollo del ghiacciaio, e non viceversa.
Nell'area, nel frattempo, cresce la tensione. Il pericolo, infatti, non è ancora del tutto superato. Secondo gli esperti esiste infatti il rischio che una seconda e una terza ondata si verifichino nelle prossime ore, tra oggi e domani. «Non lo sappiamo ancora», ha dichiarato alla BBC il direttore del Centro per gli studi sui disastri presso l'Università di Tribhuvan in Nepal, Basanta Raj Adhikari. «Non ci sono forti piogge, ma potrebbe verificarsi una frana». La situazione viene monitorata continuamente.

