

Sono almeno 288 i cittadini indiani al momento dispersi dopo la tremenda inondazione che ha devastato le zone di confine tra il Nepal e il Tibet. Decine di loro erano diretti al Monte Kailash: la montagna sacra per quattro religioni che con i suoi oltre 6.600 metri di altezza e la sua cima innevata domina le valli del Tibet occidentale.
Sono tanti i pellegrini che ogni anno visitano il Monte Kailash e il vicino lago Manasarovar. Per gli induisti, il monte della regione himalayana è la dimora del dio Shiva e della dea Parvati. I buddisti tibetani, ma a volte anche gli induisti, lo identificano con il Monte Meru, chiamato anche Sumeru e considerato il centro dell'universo e lo associano inoltre alla figura di Demchog, una delle principali divinità tantriche meditative del buddhismo.
Ma questo gigante dell'Himalaya è sacro anche per i giainisti, secondo i quali «è il luogo in cui il primo dei loro santi fondatori, Rishabha, raggiunse l'illuminazione», e per i locali fedeli Bon, che lo legano al fondatore della loro religione, Tonpa Shenrab.
I pellegrini non scalano l'altissima vetta del Monte Kailash, ma girano attorno alla montagna in un lungo percorso purificatore chiamato «kora» che si snoda per più di 50 chilometri e può richiedere diversi giorni di cammino. Mentre induisti, buddisti e giainisti coprono il percorso viaggiando in senso orario, i fedeli della religione Bon si muovono nella direzione opposta.
Il pellegrinaggio è chiamato Kailash Mansarovar Yatra ed è iniziato secoli fa, ma negli ultimi tempi ha avuto uno sviluppo travagliato: interrotto dopo il conflitto tra India e Cina del 1962 è stato ripreso nel 1981, fermato di nuovo per la pandemia di Covid e poi rilanciato a partire dall'anno scorso. Ora i pellegrinaggi sono organizzati sia da agenzie turistiche private sia attraverso un programma ufficiale organizzato dal ministero degli Esteri indiano.
Un terremoto di magnitudo 5.0 ha colpito la regione del Tibet in Cina, secondo quanto riportato dal sito della Reuters che cita il Centro di ricerca tedesco per le geoscienze (Gfz).
Il sisma si è verificato a una profondità di 10 km nel Tibet settentrionale, ha affermato il Gfz, con epicentro a centinaia di chilometri a nord delle regioni del Nepal e della Cina colpite mercoledì da una devastante alluvione.
La Cina ha attivato un livello IV di risposta alle inondazioni in Tibet a causa del rischio di rottura di un lago di sbarramento, ha aggiunto Xinhua. Il ministero delle Risorse Idriche cinese ha chiesto alle autorità locali di monitorare il lago artificiale e le precipitazioni, e ha inviato una squadra di esperti nella contea di Gyirong.
È salito ad almeno 392 persone il bilancio delle vittime delle inondazioni improvvise e delle frane hanno colpito il confine tra Nepal e Tibet. Lo riferisce la AFP.
Sono stati ritrovati in vita un cittadino e una cittadina svizzeri coinvolti nella devastante alluvione che ha colpito il Nepal, ha scritto questa sera il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). L'Ente nazionale del turismo del Paese himalayano aveva inizialmente annunciato il ritrovamento della donna scomparsa.
Il DFAE aggiunge che i due, «tenendo conto delle circostanze stanno bene» e stanno comunicando con l'ambasciata svizzera a Katmandu. Le rappresentanze elvetiche nella capitale nepalese e a Pechino - il disastro riguarda infatti anche il Tibet - sono costantemente in contatto con le autorità locali.
Nel frattempo continuano le ricerche per ritrovare le oltre 1400 persone ancora disperse. Tra queste figurano 65 turisti statunitensi, 53 ucraini, 51 cittadini della Malaysia, 35 dell'Australia, 33 del Regno Unito, 25 del Canada. Risultano dispersi anche nove visitatori di Singapore, otto ciascuno di Germania e Russia e sei ciascuno di Lettonia e Sudafrica. Anche cinque cittadini di Giappone e Nuova Zelanda risultano irreperibili, insieme a quattro francesi e tre cittadini ciascuno di Belgio e Spagna. Inoltre, mancano all'appello due cittadini ciascuno di Italia, Bielorussia, Irlanda, Kazakistan, Paesi Bassi e Portogallo. Infine, nell'elenco figura un cittadino ciascuno di Bulgaria, Finlandia, Ungheria, Israele, Lituania, Filippine, Serbia e Svezia.
Attualmente, sono circa 20 i viaggiatori svizzeri in Nepal registrati sull'app Travel Admin, l'applicazione del DFAE pensata per aiutare a spostarsi in modo più sicuro e organizzato all'estero. Nel Registro degli svizzeri all'estero sono inoltre iscritte circa 120 persone. Il DFAE non ha potuto fornire indicazioni sul numero di persone presenti nella regione colpita. I cittadini elvetici sul posto sono tenuti a seguire le istruzioni delle autorità locali, sottolinea il DFAE.
Almeno 17.000 bambini sono stati colpiti dalle devastanti alluvioni che il 26 agosto hanno distrutto i distretti nepalesi di Rasuwa, Nuwakot e Dhading.
Finora, secondo le notizie, si stima che siano morte 332 persone - tra cui almeno 14 bambini - e centinaia risultano ancora disperse. Si prevede che le cifre aumentino man mano che proseguono le operazioni di ricerca.
«I bambini di Rasuwa e Dhading hanno visto le loro vite letteralmente travolte davanti ai propri occhi in un lasso di tempo molto breve, con case, scuole e strutture sanitarie danneggiate. Troppi hanno perso la vita e i propri cari», ha affermato Alice Akunga, Rappresentante dell'Unicef in Nepal.
«Con il bilancio delle vittime ancora in aumento, sappiamo che questa tragedia è lontana dall'essere finita. I bambini sopravvissuti alle alluvioni ora affrontano rischi sempre maggiori di malattie, malnutrizione, violenza e sfruttamento. L'Unicef è sul campo e sta potenziando il proprio sostegno, ma abbiamo urgente bisogno di maggiori risorse per raggiungere ogni bambino in difficoltà».
Le alluvioni improvvise hanno spazzato via o isolato intere comunità, causando gravi danni a strade, ponti, impianti idroelettrici, reti idriche e di telecomunicazioni, rendendo le zone colpite in gran parte inaccessibili e ostacolando la distribuzione degli aiuti di prima necessità. Almeno quattro strutture sanitarie hanno subito gravi danni, impedendo a bambini e famiglie di accedere all'assistenza sanitaria proprio quando ne hanno più bisogno.
Inoltre, 18 scuole sono state completamente distrutte e altre 20 hanno subito danni, privando i bambini di spazi sicuri in cui imparare, giocare e riprendersi. Decine di scuole si trovano in prossimità delle sponde dei fiumi nelle zone colpite e rimangono a rischio.
Si stima che 10.000 bambini in età scolare abbiano ora bisogno di sostegno urgente per continuare la loro istruzione, compreso l'accesso a centri didattici temporanei, materiale didattico sostitutivo e sostegno psicosociale sia per i bambini che per gli insegnanti. L'Unicef chiede 17,2 milioni di dollari USA per sostenere la propria risposta di emergenza e favorire la ripresa iniziale fino a quando non sarà valutata l'entità complessiva dei bisogni.
I soccorritori hanno recuperato i corpi di almeno 362 vittime dell'enorme marea di fango che ieri ha devastato il confine tra Nepal e Cina. Continuano le ricerche per ritrovare le oltre 1.400 persone ancora disperse.
La possente ondata di acqua e fango che ha travolto la regione, spazzando via interi villaggi, ha causato la morte di 359 persone sul versante nepalese, secondo un nuovo bilancio della polizia locale, e di altre 3 nel vicino territorio cinese del Tibet.
La cittadina svizzera data fino a poco fa per dispersa è stata tratta in salvo dalle autorità oggi a mezzogiorno, come annunciato dall'Ente turistico nepalese.
Nel frattempo continuano le ricerche per ritrovare le oltre 1.400 persone ancora disperse. Tra i numerosi assenti - lo ricordiamo - ci sono due cittadini italiani. Nella lista figurano poi 65 turisti statunitensi e 53 ucraini, oltre a 51 cittadini della Malesia, 35 dell'Australia, 33 del Regno Unito e 25 del Canada. Risultano dispersi anche nove visitatori di Singapore, otto ciascuno di Germania e Russia e sei ciascuno di Lettonia e Sudafrica.
Cinque cittadini di Giappone e Nuova Zelanda risultano irreperibili, insieme a quattro francesi e tre cittadini ciascuno di Belgio e Spagna. Inoltre, mancano all'appello due cittadini ciascuno di Bielorussia, Irlanda, Kazakistan, Paesi Bassi e Portogallo. Infine, nell'elenco figura un cittadino ciascuno di Bulgaria, Finlandia, Ungheria, Israele, Lituania, Filippine, Serbia e Svezia.
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) non dispone finora di informazioni relative a cittadini svizzeri feriti o deceduti.
Attualmente, sono circa 20 i viaggiatori svizzeri in Nepal registrati sull'app Travel Admin. Nel Registro degli svizzeri all'estero sono inoltre iscritte circa 120 persone. Il DFAE non ha potuto fornire indicazioni sul numero di persone presenti nella regione colpita. I cittadini elvetici sul posto sono tenuti a seguire le istruzioni delle autorità locali, sottolinea il DFAE.
È salito a 359 il numero delle persone che hanno perso la vita nell'inondazione che ha colpito il Nepal: lo riferisce la polizia del Paese himalayano, ripresa dal Kathmandu Post.
Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) non dispone finora di informazioni relative a cittadini svizzeri feriti o deceduti. Secondo quanto annunciato oggi, il DFAE non è tuttavia ancora riuscito a stabilire un contatto con una cittadina svizzera. Ricerche in tal senso sono state attivate in collaborazione con le rappresentanze a Kathmandu e Pechino.
Attualmente, sono circa 20 i viaggiatori svizzeri in Nepal registrati sull'app Travel Admin. Nel Registro degli svizzeri all'estero sono inoltre iscritte circa 120 persone. Il DFAE non ha potuto fornire indicazioni sul numero di persone presenti nella regione colpita. I cittadini svizzeri sul posto sono tenuti a seguire le istruzioni delle autorità locali, sottolinea il DFAE.
È salito a 332 il numero delle persone che hanno perso la vita nell'inondazione in Nepal: lo riporta la polizia locale, citata dalla Bbc.
Come noto, tra i turisti dispersi nell'alluvione in Nepal c'è anche un cittadino svizzero. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha confermato di essere a conoscenza della persona scomparsa.
Nella lista pubblicata dall'Ente nazionale del turismo del Paese himalayano figurano poi 65 turisti statunitensi e 53 ucraini, oltre a 51 cittadini della Malesia, 35 dell'Australia, 33 del Regno Unito e 25 del Canada. Risultano dispersi anche nove visitatori di Singapore, otto ciascuno di Germania e Russia e sei ciascuno di Lettonia e Sudafrica.
Cinque cittadini di Giappone e Nuova Zelanda risultano irreperibili, insieme a quattro francesi e tre cittadini ciascuno di Belgio e Spagna.
Inoltre, mancano all'appello due cittadini ciascuno di Bielorussia, Irlanda, Kazakistan, Paesi Bassi e Portogallo. Infine, nell'elenco figura un cittadino ciascuno di Bulgaria, Finlandia, Ungheria, Israele, Lituania, Filippine, Serbia, Svezia e Svizzera.
La lista, tuttavia, si basa sul numero precedente di 644 dispersi. Come reso noto dalle autorità, il bilancio si è aggravato nelle ore successive: al momento, si cercano quasi 1.500 persone. Di conseguenza, anche la lista delle nazionalità è destinata a modificarsi.
Helvetas ha annunciato oggi lo sblocco di 100.000 franchi per gli aiuti alle vittime delle gravi inondazioni verificatesi in Nepal. La Croce Rossa svizzera (CRS) mette dal canto suo a disposizione 50.000 franchi e si tiene pronta a rafforzare il sostegno, si legge in una nota odierna.
Un squadra nepalese di Helvetas si sta recando nelle zone sinistrate per valutare i bisogni e preparare le prime misure d'urgenza. L'organizzazione, presente nel Paese himalayano da oltre 70 anni, lavora con partner locali e la rete internazionale Alliance2015. Si prevede di fornire rifugi d'emergenza, acqua potabile, articoli per l'igiene e altri beni di prima necessità per i più vulnerabili.
Anche la CRS sta valutando i bisogni con i partner e potrebbe mettere a disposizione personale specializzato e mezzi finanziarti supplementari. La Croce Rossa nepalese si è mobilitata già nelle prime ore dopo la catastrofe.
Come noto, un'alluvione devastante ha colpito la regione fra il Nepal e il Tibet, con abitazioni, strade e ponti che sono letteralmente stati spazzati via. Le zone montagnose isolate sono particolarmente colpite e risultano di difficile accesso.
La Confederazione ha annunciato ieri di aver stanziato 500.000 franchi, in collaborazione con le organizzazioni umanitarie delle Nazioni Unite, per gli aiuti di emergenza.
Il bilancio delle vittime delle alluvioni improvvise in Nepal è salito a 270, spingendo a mobilitare 4.050 agenti della polizia nepalese per le operazioni su larga scala di gestione dell'emergenza, soccorso e ripristino. Lo riporta Nepal News.
Il bilancio è stato confermato anche dal portavoce della polizia nepalese Abi Narayan Kafle, come riferisce il Kathmandu Post. Secondo i dati forniti dalla polizia, i corpi recuperati sono 108 nel distretto di Chitwan, 62 a Nawalparasi East, 27 a Dhading, 20 a Gorkha, 17 a Rasuwa, 15 a Nawalparasi West, 12 a Nuwakot e nove a Tanahun.
Il bilancio dei dispersi e dei morti dell'«alluvione lampo» che ha colpito Nepal e Tibet si aggrava sempre di più. La polizia nepalese, secondo quanto riferisce Reuters, ha confermato il ritrovamento di 270 corpi. Secondo quanto si legge sul Guardian, che cita le autorità della zona, il numero dei dispersi avrebbe raggiunto quota 1.500. Tra di loro c'è anche un cittadino svizzero, come emerso da una lista provvisoria pubblicata dall'ente turistico nepalese sui social media. I soccorritori sono impegnati in una corsa contro il tempo per localizzare i dispersi, colpiti dalla catastrofica alluvione che ha spazzato via interi villaggi.
L'area coinvolta dal disastro è enorme e si trova lungo il confine tra Nepal e Cina. L'ipotesi più accreditata, al momento, è quella diffusa nelle scorse ore dall'Istituto geologico statunitense. Secondo l'ente americano, il terremoto di magnitudo 5.2 che si è verificato nell'area colpita è stato «causato dal crollo di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche a valle». Il sisma, quindi, sarebbe stato una conseguenza del crollo del ghiacciaio, e non viceversa.
Nell'area, nel frattempo, cresce la tensione. Il pericolo, infatti, non è ancora del tutto superato. Secondo gli esperti esiste infatti il rischio che una seconda e una terza ondata si verifichino nelle prossime ore, tra oggi e domani. «Non lo sappiamo ancora», ha dichiarato alla BBC il direttore del Centro per gli studi sui disastri presso l'Università di Tribhuvan in Nepal, Basanta Raj Adhikari. «Non ci sono forti piogge, ma potrebbe verificarsi una frana». La situazione viene monitorata continuamente.

