
Il regolamento di Dublino pone tutta la responsabilità per il migrante entrato illegalmente nell’Ue sul Paese di primo ingresso, salvo alcuni casi, e presenta “scappatoie che permettono ai migranti di fuggire e andare a chiedere asilo nello Stato di sua scelta. Questa proposta chiude le scappatoie e introduce modifiche che consentono una distribuzione più giusta della responsabilità”. Così la commissaria Ue Ylva Johansson, che col vicepresidente Margaritis Schinas presenta il nuovo Patto su migrazione e asilo.
Citando esempi di alleggerimento della responsabilità, Johansson spiega: “Se il migrante ha già un parente nell’Ue, il Paese in cui risiede il congiunto sarà responsabile anche per il nuovo arrivato. Se il migrante in precedenza ha lavorato o studiato in uno Stato diverso dal primo ingresso, quel Paese sarà responsabile”.
“Tutti gli Stati Ue dovranno mostrare solidarietà verso i Paesi sotto pressione: potranno farlo o con i ricollocamenti, o con i rimpatri sponsorizzati. Sono queste le due componenti fondamentali del meccanismo di solidarietà obbligatorio”, ha proseguito Johansson. Con “i rimpatri sponsorizzati gli Stati dovranno rimpatriare - entro otto mesi - una quota di migranti dal Paese di primo ingresso. Se entro otto mesi non saranno effettuati tutti i rimpatri, lo Stato partner accoglierà sul suo territorio quanti restano da allontanare”. Il meccanismo permette contributi anche col rafforzamento delle capacità, come ad esempio la costruzione di centri di accoglienza.
“Il meccanismo di solidarietà, con i ricollocamenti ed i rimpatri sponsorizzati, scatterà in modo automatico per i migranti che vengono salvati in mare. Ma anche il Paese di sbarco ne dovrà accogliere una parte”. “Non ci saranno più soluzioni ad hoc” ad ogni sbarco, perché ci saranno indicazioni precise e prefissate, sulla base della valutazione della Commissione europea.
Il nuovo Patto prevede inoltre “norme speciali per regolare eventuali situazioni di crisi, come quella che abbiamo vissuto nel 2015, quando arrivarono due milioni” di migranti. “Il meccanismo di solidarietà resta sostanzialmente come quello già descritto”, con i ricollocamenti ed i rimpatri sponsorizzati, “ma in caso di crisi le misure saranno più nette e più limitate nel tempo”, ha detto la commissaria Ylva Johansson.
“Valuteremo Paesi terzi in base a riammissioni”
“Attualmente l’Ue ha accordi di riammissione con 24 Paesi, alcuni funzionano, altri meno. Rafforzeremo i negoziati su questo, ma intendo anche usare per la prima volta la normativa entrata in vigore a febbraio sui visti: saranno preparate relazioni annuali per i Paesi terzi in cui sarà valutato il livello di cooperazione sulle riammissioni. Questo potrà avere un effetto positivo o negativo sulla politica dei visti dell’Unione europea verso quei Paesi”, ha detto la commissaria Ue, Ylva Johansson, illustrando le proposte per il Patto su asilo e migrazione. Per rendere più efficace la politica dei rimpatri sarà inoltre nominato un “coordinatore dei rimpatri” che lavorerà col “network degli esperti sui rimpatri degli Stati membri”.
“Se un Paese ritiene di essere sotto pressione - e questo può significare sia che i flussi sono troppo forti per essere gestiti, oppure che c’è una combinazione di fattori, come ad esempio un terremoto, o la pandemia - potrà chiedere l’attivazione del meccanismo di solidarietà obbligatoria. Sarà poi la Commissione europea a valutare la sua entrata in funzione”, ha aggiunto Johansson.
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