
Lo stupro è un'arma di guerra, "devastante come una bomba": a lanciare l'allarme è il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, per il quale le violenze sessuali nei conflitti armati, prendendo sempre di più di mira i membri più vulnerabili della società, ostacolano i processi di pace e di riconciliazione. E nonostante a livello globale vi sia in questo momento uno slancio politico senza precedenti per porre fine a questi crimini, è necessaria per le Nazioni Unite una maggiore azione a livello regionale e nazionale. Secondo l'ultimo rapporto presentato al Palazzo di Vetro, la violenza sessuale nelle zone di conflitto è una piaga che colpisce donne, uomini e bambini in almeno 21 Paesi: dall'Afghanistan alla Siria, dal Centrafrica alla Birmania. "Come mostra il dossier, tali gravi violazioni si verificano ancora troppo spesso, ma stiamo iniziando a fare progressi tangibili", ha detto Ban citando i casi di Congo e Somalia. Anche in Colombia si intravedono barlumi di speranza, con il governo che sta addestrando le forze di sicurezza per prevenire e rispondere alle violenze sessuali. In Afghanistan, invece, l'Independent Human Rights Commission ha registrato un aumento del 25% delle violazioni contro le donne nel periodo da marzo a settembre 2013. Così come nella Repubblica Centrafricana, dove gli esperti hanno avuto chiare indicazioni che le violenze sessuali sono state una caratteristica principale degli attacchi avvenuti tra i mesi di marzo e dicembre dello scorso anno. E nel conflitto siriano lo stupro è un'arma utilizzata costantemente. Nel dossier sono individuati 34 gruppi armati - tra milizie, gruppi ribelli e forze di sicurezza governative - "credibilmente sospettati di stupro e altre forme di violenza sessuale in situazioni di conflitto". In diversi casi, inoltre, i gruppi armati usano lo stupro come strategia per ottenere il controllo dei territori con risorse naturali preziose.
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