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Estero
Algeria: elezioni, Bouteflika succederà a sé stesso
Redazione
17 anni fa

Con ogni probabilità Abdelaziz Bouteflika sarà rieletto domani presidente della Repubblica e già si profila una nuova fase della politica di Riconciliazione nazionale, asse portante dei suoi dieci anni alla guida dell'Algeria, "unica soluzione" per uscire definitivamente dall'incubo del terrorismo di matrice islamica. Per poter andare avanti altri cinque anni, il "candidato della continuità" reclama però una "maggioranza schiacciante", come nel 2004 quanto ottenne quasi l'85% delle preferenze. Se scontata è la vittoria di Bouteflika, fronteggiato da cinque candidati definiti "fantoccio" da quei partiti storici d'opposizione che hanno chiesto di boicottare lo scrutinio, la vera incognita sarà l'affluenza alle urne. "Non abbiamo nessun complesso sul tasso di partecipazione", ha tentato di rassicurare il ministro dell'interno Yazid Zerhouni, anche se nell'ultimo mese una vera e propria macchina elettorale è stato messa in campo per convincere a recarsi alle urne una popolazione che appare sempre più lontana dalla classe politica. "Votate per me o contro di me ma andate a votare". Un presidente che non è eletto con una maggioranza schiacciante non è un vero presidente", ha dichiarato lo stesso Bouteflika promettendo di "portare avanti ed approfondire" quella Riconciliazione nazionale avviata ormai dieci anni fa. Dopo la legge sulla Concordia civile del 1999 che ha portato alla dissoluzione dell'esercito islamico per la salvezza (AIS, braccio armato del FIS) e alla resa di migliaia di membri dei gruppi armati, nel 2005 viene approvata con un Referendum 'la Charta per la pace e per la Riconciliazione nazionale' che promette l'amnistia a chi decide di deporre le armi. Entrate in vigore il primo marzo del 2006, le misure d'amnistia previste dalla Charta sono scadute sei mesi dopo, e secondo la stampa algerina una terza fase sarebbe necessaria proprio per garantire un quadro legale a chi si è arreso dopo quella data. Per altri, la restituzione dei diritti politici agli ex militanti del FIS (Fronte di salvezza islamico) potrebbe essere invece al centro della prossima "amnistia generale". Un'amnista evocata a più riprese da Bouteflika che ha però assicurato: "rispetterò la volontà del popolo. Non ci sarà nessuna amnistia senza un referendum. E solo se i gruppi armati si arrenderanno definitivamente". Tra i punti più controversi della Charta, dicono le associazione delle famiglie delle vittime del terrorismo e delle migliaia di scomparsi, rapiti dai gruppi islamici o dalle forze di sicurezza durante gli anni '90, "l'impunità garantita ai terroristi e alle forze di sicurezza". ATS

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