
L'Albania è ancora sotto shock dopo il potente sisma di martedì scorso, che ha deciso di non dare tregua: un'altra forte scossa ha scatenato il terrore e la fuga in massa dalle zone più colpite, Durazzo in testa. E il bilancio è salito a 47 morti.
Poco prima di mezzogiorno, la terra ha tremato ancora, con una scossa di magnitudo 5.1 in Adriatico, a circa 40 chilometri a nord di Tirana. Da martedì sono state oltre 800 le scosse di assestamento. A Durazzo tutto ondeggiava, e la gente si è riversata di nuovo per le strade. Molti pazienti dell'ospedale della città, sulla cui facciata sono ben visibili i segni lasciati dal terremoto di martedì, hanno abbandonato di corsa i loro letti per scendere in strada. Intasate le principali arterie dalle lunghe code di automobili di chi ha deciso di lasciare la città.
Sulle macerie dell'hotel Miramare, dove i soccorritori ancora scavavano, si sono dovute interrompere le operazioni. Poi, quando i Vigili del Fuoco italiani e quelli turchi hanno portato via il corpo senza vita di un uomo di circa 50 anni, un suo familiare presente sul posto ha avuto un malore dopo essere scoppiato in lacrime.
Il viale che costeggia il lungomare, dove sorgeva il Miramare, è inquietante: praticamente ogni palazzina mostra le ferite del terremoto. Alcuni edifici, di oltre 12 piani, minacciano la strada, e a passarci sotto con l'auto o a piedi sembra di sfidare irresponsabilmente la sorte. I guai del terremoto si faranno certamente sentire anche sul piano economico. Nei primi nove mesi di quest'anno i turisti avevano fatto registrare numeri record, quasi 5 milioni e mezzo di ospiti, 380'000 gli italiani. E' difficile pensare come e quando si potrà tornare a queste cifre.
A qualche chilometro di distanza dal lungomare c'è lo stadio, dove nei giorni scorsi era stato allestito un centro di primo soccorso, non lontano dal centro logistico realizzato dalla Protezione Civile. Le tende bianche si sono trasformate in improvvisati ripari. Tutto intorno i palazzi sono deserti, anche i caffè e le altre attività in zona hanno chiuso.
Davanti a una scuola decine di persone si accalcano attorno alle auto di volontari che portano aiuti, mentre altre si arrampicano lungo le inferriate. Tutti sono a caccia del pane, o ogni altro genere di prima necessità, perché è in questa struttura che arrivano gli aiuti. Ma quando ripartono verso altre destinazioni si scatena la rabbia e la disperazione. "Siamo in strada da martedì", urla una ragazza, circondata dalla sua famiglia, donne, vecchi e bambini. In tutto sono 14. "Non sappiamo dove andare, vogliamo mangiare e ci serve l'acqua".
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