
Incertezza sulla possibilità di continuare ad avere i farmaci nel sud del mondo per le mancate promesse del G8 e tantissimo lavoro da fare per il futuro: si chiude fra la perplessità la conferenza mondiale sull'Aids organizzata in Sudafrica, il paese che è l'epicentro dell'epidemia e dove una persona su cinque ha il virus Hiv. Organizzata dalla International Aids Society (Ias), la conferenza di Città del Capo ha avvertito il peso della crisi economica. Ma per il presidente della Ias, Julio Montaner, la crisi non deve fare abbassare la guardia nella lotta contro l'Aids. Il segno che gli aiuti finora hanno funzionato sono i tre milioni di persone che nel sud del mondo hanno le cure, ma sono ancora molti di più coloro che i farmaci li aspettano ancora. Accanto all'Aids, in questi anni, sono state combattute altre malattie, come tubercolosi e malaria. Davvero tante cose sono cambiate rispetto al 2000 quando, sempre in Sudafrica, la conferenza della Ias a Durban lanciò la chiamata all'azione ai paesi del nord del mondo per dare l'accesso ai farmaci ai paesi a basso reddito. Sulla scia dell'appello di Durban sono nate iniziative come il Fondo globale per la lotta ad Aids, tubercolosi e malaria e il Programma per la lotta all'Aids lanciato dalla presidenza degli Stati Uniti, Pepfar (President's Emergency Plan for Aids Relief); poi sono arrivati gli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite a raggiungere l'accesso universale alle cure per il 2010 e quelli del Millennio a favore dello sviluppo per il 2015. I risultati ci sono, ma segnano l'inizio di una strada ancora molto lunga. È una percezione che tocca tutti i livelli. La ricerca si sta concentrando soprattutto sulla clinica, a caccia delle combinazioni di farmaci più efficaci e insiste sulla necessità di iniziare le cure precocemente per avere l'efficacia maggiore. Si sono anche aperte strade nuove, come quella che punta a colpire nei virus nei "nascondigli" in cui si rifugia silenzioso e sfugge a ogni farmaco. ATS
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