
Per l'Afghanistan si tratta di "una pietra miliare", "un importante passo sulla strada della pacificazione": con questi toni, fonti della Casa Bianca hanno annunciato che presto alti funzionari Usa e una delegazione di talebani si siederanno gli uni di fronte agli altri ad un tavolo a Doha, in Qatar, per parlare di pace. Ma allo stesso tempo, hanno usato anche espressioni di cautela, a cominciare da Barack Obama: il negoziato è l'unica strada per la pace, ha detto, ma si tratta comunque di una strada lunga e accidentata. Una strada in realtà intrapresa già da tempo, e poi risultata sbarrata nel gennaio del 2012, quando i talebani interruppero i colloqui avviati sempre in Qatar, accusando gli Stati Uniti di malafede. Nel 2011, l'allora segretario di Stato Hillary Clinton disse in maniera chiara che gli Usa avevano "tracciato senza ambiguità le linee rosse per la riconciliazione con gli insorti: devono rinunciare alla violenza, devono abbandonare l'alleanza con al Qaida e devono rispettare la Costituzione dell'Afghanistan". E per essere ancora più chiara aveva detto: "Questi sono requisiti necessari per ogni negoziato". Ora la posizione dell'amministrazione sembra ammorbidita. Non sembrano più esserci più precondizioni, ma richieste, in parte accolte. I talebani si preparano a affermare ufficialmente che "si oppongono all'uso del suolo afghano per minacciare altri Paesi" e che "sosterranno il processo di pace in Afghanistan", ha annunciato la Casa Bianca, aggiungendo che, su questa base, gli Usa avvieranno i colloqui di pace diretti. E anche ad alto livello. Secondo alcune fonti, a guidare la delegazione Usa saranno Douglas Lute, coordinatore della Casa Bianca per l'Asia meridionale, e James Dobbins, nominato il mese scorso dal presidente rappresentante speciale del Dipartimento di Stato per l'Afghanistan e Pakistan. Da parte talebana sarà presente Tayeb al Agha, stretto collaboratore del mullah Omar. Ma "il nucleo di questo processo non sarà nei colloqui tra Usa e talebani, ma piuttosto tra gli afghani", ha detto ancora una fonte della Casa Bianca, aggiungendo che "il livello di fiducia è estremamente basso e quindi non sarà facile". E ancora: "Dobbiamo essere realisti, questo è un nuovo sviluppo, potenzialmente significativo, ma la pace non è vicina". Anche il presidente Hamid Karzai sembra però aver ammorbidito la sua posizione. Ha affermato che intende inviare una delegazione dell'Alto Consiglio per la pace a Doha per intavolare con i talebani un negoziato e di non avere precondizioni, anche se ha fissato dei "principi", come il passaggio al più presto della sede dei colloqui dal Qatar all'Afghanistan e la fine della violenza. Un ammorbidimento salutato anche dal presidente Obama, che ha dato atto a Karzai di aver fatto un "coraggioso" passo verso la pace. ATS
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