
Nei raid aerei Usa del 4-5 maggio scorsi i due villaggi afghani di Gany Abad e Gerani, nell'Afghanistan occidentale, hanno perso la vita tra i 20 e i 30 civili mentre i talebani uccisi sono stati tra 60 e 65: sono questi i primi risultati di una inchiesta condotta dalle autorità statunitensi sulla strage civile di Farah. I numeri contraddicono quelli di una indagine voluta dal presidente afghani Hamid Karzai, secondo la quale i morti civili sarebbero stati 140, tra cui molti bambini. È la prima volta che gli Usa forniscono una loro stima e lo fanno sulla base di una "informazione di intelligence e di un video di cinque ore dal quale si evince chiaramente - ha riferito il colonnello Greg Julian, portavoce delle forze americane in Afghanistan - che da parte degli insorti c'è stato un piano deliberato per creare vittime civili". Le spiegazioni e le scuse degli Usa non spengono le polemiche sull'uso dei raid aerei per combattere un nemico che si nasconde tra la popolazione civile e non si fa scrupoli ad usarla come scudo. Anche ieri - ha riferito oggi la Nato - 8 civili sono rimasti uccisi in un attacco aereo a Nawa, a sud della città di Lashakargah, nella provincia di Helmand, la prima per produzione di oppio e "paradiso" dei talebani. Secondo la Nato una pattuglia di soldati attaccati da 25 talebani ha chiesto aiuto. Un aereo della coalizione è intervenuto, sganciando una bomba che ha posto fine ai combattimenti, colpendo però 8 innocenti. Karzai ha definito inaccettabili i raid aerei ed ha chiesto agli Usa di mettervi fine. Le speranze sono rivolte verso il nuovo comandante designato delle forze Usa in Afghanistan, il generale. Stanley Mc Chrystal, che sostituirà a breve il generale David Mc Kiernan. ATS
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