
Per la prima volta gli Stati Uniti hanno ufficialmente riconosciuto ieri che sono stati commessi degli errori nell'operazione militare del 4 maggio scorso che a Farah, nell'Afghanistan nord occidentale, provocò decine di morti tra la popolazione civile. In un rapporto ufficiale rilasciato ieri a Washington dalle autorità militari Usa si riconosce l'uccisione in tre successivi bombardamenti di 104 persone: 26 civili e 78 talebani. E non si esclude che il numero dei morti "possa essere stato più alto", anche se nel rapporto si definisce "impossibile" determinare con esattezza quanti civili morirono, di certo il bombardiere B-1 che operò sulla zona in tre passaggi successivi "non seguì strettamente le regole", ammette per la prima volta il Pentagono. E' un riconoscimento di colpa esplicito, anche se nel rapporto si indica solo come "probabile" il fatto che quelle persone siano morte in seguito ai tre bombardamenti. Le autorità locali e il governo afghano avevano sempre sostenuto che a Farah i civili morti erano stati 140, precisando che tra essi vi erano anche donne e bambini. In visita a Washington proprio nei giorni successivi al bombardamento, il presidente afghano, Amid Karzai, si era prima incontrato con il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, poi in una conferenza stampa aveva definito "inaccettabile" che la guerra in Afghanistan colpisse la popolazione civile. Obama dal canto suo aveva convocato alla Casa Bianca i vertici militari del Pentagono e non solo aveva chiesto, ma aveva "preteso" che avviata un'inchiesta interna per fare piena luce sulle modalità e sulle responsabilità che aveva portato alla strage. Dai dati ufficiali resi noti ieri emerge che si è effettivamente trattato della più grave strage di civili causata dalle forze armate americane da quando è cominciata la guerra in Afghanistan. Nel loro rapporto gli Stati Uniti riferiscono che nel raid aereo portato a termine il 4 maggio scorso nella provincia di Farah furono eseguiti da un bombardiere B-1 tre incursioni "senza seguire strettamente le regole previste" e riconoscono che questa circostanza può essere considerata la causa della morte "di un certo numero di civili". Secondo il rapporto furono 26, mentre furono 78 i talebani uccisi nel raid. Ma - conclude il documento - "non si esclude che il numero dei morti possa essere più alto". ATS
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