
In seguito all'annuncio delle dimissioni di un osservatore afghano dalla commissione elettorale, all'Onu prende corpo l'ipotesi di un ballottaggio tra il presidente dell'Afghanistan, Hamid Karzai, e lo sfidante, Abdullah Abdullah, dopo le contestate elezioni del 20 agosto scorso, con forti sospetti di brogli a favore del primo. La voce, non confermata a livello ufficiale, circola con sempre maggiore insistenza tra i responsabili della missione Onu in Afghanistan e nei corridoi del Palazzo di Vetro. "Il giudice che si è dimesso è un alleato di Karzai", spiega all'agenzia di stampa italiana Ansa chiedendo di non essere citato un funzionario Onu che segue da vicino la situazione post-elettorale in Afghanistan. Una delle ipotesi più accreditate è la seguente. Le dimissioni di Mawlawi Mohammad Mustafa Barakzai dalla Commissione per i reclami elettorali (Ecc) composta da due afghani e tre esponenti nominati dall'Onu sarebbero da collegare al fatto che la decisione finale della Commissione, attesa nel fine settimana, probabilmente non sarà favorevole al presidente uscente, aprendo le porte all'ipotesi di un ballottaggio. Gli esponenti rimasti nella commissione, che deve pronunciarsi sulla correttezza dello scrutinio, sono un afghano, Mohammad Fahim Hakim, e tre esperti nominati da Kai Eide, l'inviato dell'Onu in Afghanistan, finito al centro di una controversia internazionale con l'accusa di avere minimizzato le frodi. I tre sono il canadese Grant Kippen, responsabile del gruppo, l'olandese Maarten Halff e l'americano Scott Worden. Alla rete televisiva Abc, Karzai ha oggi ribadito che le elezioni si sono svolte in maniera corretta pur riconoscendo alcune irregolarità, ed ha espresso ancora una volta il proprio appoggio al generale americano Stanley McChrystal, comandante Usa e Nato in loco, che auspica l'invio di 40mila militari supplementari. ATS
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