
L'Onu ha reso noto che evacuerà o ricollocherà provvisoriamente circa 600 dei suoi circa 1'100 addetti stranieri che operano in Afghanistan per i rischi connessi alla sicurezza. Lo afferma un portavoce locale delle Nazioni Unite, correggendo quindi la cifra diffusa precedentemente tramite una fonte delle Nazioni Unite, che parlava di 900 addetti da evacuare. Il portavoce Aleem Siddique ha detto che alcuni dei 600 addetti "non essenziali" saranno portati temporaneamente fuori dall'Afghanistan, mentre altri saranno ricollocati all'interno del paese in luoghi più sicuri, dopo che i talebani hanno ucciso cinque dipendenti stranieri dell'Onu in un attacco a una loro sede nella capitale afghana il 28 ottobre. "Quei pochi che resteranno sono considerati personale essenziale", ha detto. Il provvedimento, ha specificato Siddique, durerà "un certo numero di settimane". "Le Nazioni Unite sono state in Afghanistan per mezzo secolo e non stiamo per andarcene ora. Il popolo afghano vuole che restiamo", ha detto il portavoce. "Il nostro impegno - ha assicurato il portavoce Siddique - resta quello di assicurare che tutti i nostri programmi e le nostre attività continuino. Ma visto ciò che è accaduto la scorsa settimana (l'attacco dei talebani, ndr) è chiaro che dobbiamo porci il problema di come il nostro personale possa continuare a svolgere quei programmi e quelle attività, e al contempo badare alla loro sicurezza", ha concluso. In totale la missione Onu in Afghanistan (Unama) conta circa 5'600 addetti. ATS
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