
Milioni di tonnellate di oppio prodotto in Afghanistan sono attualmente stoccate in questo Paese senza che si sappia né da chi, né perché. Lo ha detto il capo dell'agenzia antidroga dell'Onu (Onudc) Antonio Maria Costa, in un intervento pubblicato sul quotidiano francese "Le Monde". "Ci sono riserve enormi costituite da diversi milioni di tonnellate d'oppio", ha scritto Costa, precisando che la produzione annuale è stimata attorno alle 7700 tonnellate. E ancora: "Abbiamo mobilitato i servizi segreti di tutto il mondo per sapere cosa sta succedendo, ma invano". Il direttore esecutivo dell'Onudc ha sottolineato anche come, nonostante la produzione di questo stupefacente sia molto superiore alla domanda, "i prezzi sono calati solo del 20%". Il che potrebbe fare pensare che "delle grandi quantità di oppio, eroina e morfina siano state ritirate dal mercato, in parte dagli stessi taleban". "Nei mesi a venire - ha aggiunto Costa - forse dovremo fare i conti con un rovesciamento della situazione: che i taleban proclamino una moratoria sulla coltivazione di oppio nelle zone da loro controllate". Un caso simile si è già verificato, nel 2001: "all'epoca, grazie agli stock d'oppio invenduti, i taleban avevano approfittato dell'impennata del prezzo, che si era moltiplicato per 20". Costa ha anche rivolto un appello alla Nato affinché bombardi i laboratori dove più del 60% dell'oppio afghano viene trasformato in eroina o morfina. "La Nato - ha spiegato - deve perturbare la catena di rifornimento", contrastando, tra l'altro, i mercati, i convogli che trasportano la droga e l'importazione delle sostanze chimiche necessarie alla lavorazione. ATS
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