
Dopo la storica apertura di Barack Obama all'Iran, cade un altro muro nelle relazioni tra Occidente ed ayatollah: la Nato e Teheran hanno riallacciato i contatti interrotti trent'anni fa, dalla caduta dello Scià nel 1979, e discutono di Afghanistan, in vista della conferenza dell'Aja a cui prenderà parte anche una delegazione iraniana. "L'ambasciatore iraniano ha avuto un incontro con il responsabile degli affari politici della Nato, in rappresentanza del segretario generale", ha detto oggi un portavoce dell'Alleanza. Durante la riunione "informale ed esplorativa", avvenuta una settimana fa, i due diplomatici hanno discusso di Afghanistan: "C'é stato un primo contatto informale sulla questione, non abbiamo ancora stabilito un secondo appuntamento", ha fatto sapere il portavoce. L'Iran, su invito degli Usa, ha accettato di partecipare alla conferenza internazionale sull'Afghanistan (31 marzo all'Aja), raccogliendo il plauso di molti Paesi. Nel dicembre 2008, Teheran aveva invece ignorato un incontro internazionale sull'Afghanistan in Francia. Sotterrata quindi l'ascia di guerra, e archiviata l'ipotesi dell'era Bush di un attacco preventivo contro l'Iran, il regime di Ahmadinejad può aprire alla collaborazione con l'Occidente. "Dobbiamo trovare una soluzione regionale alla crisi afghana", ha detto il ministro degli Esteri di Teheran, Manouchehr Mottaki. E l'obiettivo dell'Iran sembra coincidere con quello degli Alleati, "stabilità pace e calma nella regione", per risolvere anche i problemi legati all'afflusso di profughi afghani e alle attività dei trafficanti di droga, che alimentano il mercato iraniano. Teheran ha rapporti molto stretti con i vicini afgani, soprattutto con la popolazione sciita e persiana, ma si oppone al regime estremista dei talebani. La conferenza sull'Afghanistan, che sarà presieduta dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, insieme all'Olanda e a Kabul, riunirà circa 80 paesi e 20 organizzazioni internazionali e servirà a definire una linea comune per una soluzione alla crisi, che - condividono ora europei e americani - non potrà essere solo militare, ma si giocherà anche sul piano civile, della ricostruzione e della formazione delle forze di sicurezza locali. ATS
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