
Proprio sulla dirittura di arrivo, la strada verso un secondo mandato del presidente uscente Hamid Karzai in Afghanistan si è inerpicata, ritardando - non si sa di quanto - i festeggiamenti che i suoi sostenitori gli hanno già da tempo preparato. A sorpresa oggi, fra l'altro, la Commissione elettorale indipendente (Iec) ha rinunciato a tenere a Kabul la prevista conferenza stampa per fornire il risultato del 5% di seggi ancora mancanti, senza indicare una nuova data per l'annuncio. Il confronto fra Karzai e il suo principale sfidante, l'ex ministro degli Esteri Abdullah Abdullah, resta quindi fermo ai dati annunciati sabato, dopo lo spoglio del 92,8% delle schede (un altro 2,15% già scrutinato è stato accantonato per gravi sospetti di irregolarità). Karzai è al 54,3% e Abdullah al 28,1%. Una differenza importante, che ha fatto dire al portavoce della Iec, Noor Muhammad Noor, che le 300.000 schede di cui non si conosce ancora il risultato "difficilmente modificheranno quanto già acquisito" e cioé una vittoria al primo turno del capo di Stato uscente. Noor ha poi rivelato che nelle presidenziali hanno votato circa sei milioni di elettori, ossia un 33-34% soltanto degli aventi diritto. Nel 2004, avevano votato oltre 8 milioni di persone. Ma l'elemento nuovo del lungo e faticoso scrutinio cominciato all'indomani del 20 agosto è che emerge sempre più chiaramente un conflitto fra la Iec, le cui competenze sono state definite da Karzai, e la Commissione per i reclami elettorali (Ecc), presieduta dal canadese Grant Kippen, e controllata dall'Onu. Proprio gli attriti fra questi due organismi sarebbero all'origine, si è appreso in ambienti giornalistici a Kabul, dell'annullamento della conferenza stampa odierna. Dal giorno delle votazioni, e fino all'8 settembre, la Ecc è stata inondata da quasi 3.000 denunce di brogli, di cui 726 considerate di categoria A, ossia suscettibili di modificare il risultato elettorale. Inoltre, non c'é giorno in cui Abdullah, aggrappato mani e piedi all'ipotesi di un ballottaggio che lo rimetterebbe in corsa per la presidenza, non rinnovi le critiche al governo e alla Iec, assicurando che le irregolarità sono generalizzate e riguardano centinaia di migliaia di voti in tutto il Paese. Ancora oggi, intervistato dai media internazionali, Abdullah ha detto che un ballottaggio è necessario perché "legittimerebbe dopo tante polemiche un autentico vincitore". L'argomento, ribattono i sostenitori di Karzai, non fa una grinza, se non fosse che i risultati elettorali indicano un margine importante di voti oltre la soglia del 50% più uno necessaria per una vittoria al primo turno. Per dirimere questa polemica non resta che attendere i risultati del lavoro della Commissione di controllo, che in un primo momento sembrava dovesse terminare i suoi lavori entro il 17 settembre - ed in questo senso sembrano spingere le autorità elettorali afghane - ma che ora chiede tempo, molto tempo per dare il suo responso. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

