
Un'azzardata giocata politica del presidente Hamid Karzai ed una manifestazione di massa dell'ex ministro degli Esteri Abdullah Abdullah hanno segnato oggi a Kabul la fine di una sofferta campagna elettorale per le presidenziali del 20 agosto. Dopo tre mesi di comizi, assemblee e trattative a tutto campo, è emerso che del plotone di oltre 41 candidati presentatisi ai nastri di partenza, in definitiva solo due - appunto Karzai e Abdullah - sono in grado di giocarsi giovedì la partita per la massima carica dello Stato. Naturalmente talebani permettendo. La Commissione elettorale indipendente ha fatto tutto quanto era in suo potere per assicurare la regolarità del del voto ma nel governo, nel mondo politico e nel quartier generale dell'Isaf, la forza militare multinazionale ora sotto comando statunitense, non si nascondono i timori di possibili difficoltà dell'ultimo minuto. Non è infatti stato assorbito lo sconcerto per l'audace attentato di Ferragosto che ha colpito nel cuore del sistema di sicurezza militare della Nato causando morti e feriti. E questo lo si nota anche dal mutismo in cui si è rinchiuso il generale Stanley McChrystal, perfettamente conscio della prova di fuoco che lo attende. Tutte le forze disponibili sono state mobilitate nelle province più a rischio (Helmand, Wardek, Ghazni Khost, Paktyka, Nuritsar e Qunar) per contrastare i commando degli insorti nelle ore in cui i 17 milioni di afghani potranno recarsi a votare. Nessuno sa cosa i talebani esattamente progettano ma senza dubbio le "lettere notturne" da loro distribuite nelle province meridionali di Helmand e Kandahard in cui minacciano di tagliare orecchie, nasi e dita a quanti si rechino alle urne, hanno avuto un certo impatto sulla popolazione. Le autorità comunque ostentano ottimismo ed i responsabili della Commissione elettorale hanno annunciato che probabilmente "non apriranno solo 442 seggi" nel sud e nell'est. In precedenza, la valutazione era di una paralisi possibile del 10% dei 7.000 seggi previsti in tutto il paese. Questo tema preoccupa il presidente Karzai che fra le popolazioni rurali pashtun di quelle regioni raccoglie ampi consensi. Il capo dello Stato ha comunque continuato a tessere la tela che nelle sue intenzioni lo porterà ad infrangere la barriera del 50% dei voti per vincere al primo turno. E per questo ha rotto gli indugi autorizzando il ritorno a Kabul del generale Abdul Rashid Dostum, veterano Signore della Guerra uzbeko sospettato di aver massacrato, nel 2001, 1.500 talebani. A conclusione della sua campagna Karzai ha rinunciato ad altre assemblee di massa - una gliela aveva organizzata a Kandahar il fratello Ahmed Wali, sospettato di narcotraffico e corruzione - ed ha preferito tenere oggi una conferenza stampa in cui ha presentato tre ultimi candidati ritiratisi per riversare i loro voti su di lui. La cura dei dettagli per un secondo mandato è stata massima, ma nelle ultime settimane è cresciuta giorno dopo giorno l'immagine di Abdullah, pashtun per parte di padre e tajiko per parte di madre, che di Karzai è stato per due anni ministro degli Esteri, e che ora è ad un passo dall'insidiargli la carica. Spavaldo per l'abbraccio di folla ottenuto giorni fa nella sua roccaforte nel nord afghano, Abdullah ha fatto oggi le cose in grande riempiendo lo stadio di Kabul di suoi sostenitori che hanno ricevuto dal cielo una pioggia di volantini con la sua foto ed i dati elettorali, in una iniziativa che si è però conclusa con 14 arresti. ATS
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