
L'Isis ha rivendicato l'attacco alla sede di Jalalabad City della organizzazione Save The Children che ha causato almeno sei morti e 24 feriti. Lo riferisce l'agenzia di stampa Pajhwok. L'attacco si è concluso alle 19.00 locali (le 15.30 svizzere) con l'uccisione di cinque militanti. Lo riferiscono le tv Tolo e 1TvNews, citando fonti ufficiali. Circa 45 membri dello staff della sezione di Jalalabad City della ong Save The Children sono stati liberati dalle forze di sicurezza afghane. L'annuncio da parte delle autorità militari e amministrative locali è stato accolto con sollievo dai famigliari e amici dei dipendenti dell'organizzazione che hanno recuperato via via la libertà nell'ultima ora di tensione. La rivendicazione dell'Isis, pubblicata dall'agenzia Amaq, sostiene che l'attacco è stato portato contro "fondazioni britanniche e svedesi", in riferimento forse ad un'altra organizzazione presente nell'edificio . Il riferimento ad una "fondazione svedese" presente nella rivendicazione potrebbe riguardare un ufficio del Comitato svedese per l'Afghanistan/Dipartimento per le donne, che apparentemente si trova molto vicino, o addirittura all'interno, dell'edificio attaccato di Save The Children. Quest'ultima, che aveva annunciato la sospensione temporanea delle sue attività, ha affermato su Twitter: "Il nostro lavoro umanitario in Afghanistan raggiunge quasi 1,4 milioni di bambini. Rimaniamo impegnati a riprendere le nostre operazioni e il nostro lavoro per salvare vite umane al più presto possibile, non appena ci saranno garanzie che ci sarà la sicurezza per farlo". "Bombardare e sparare a persone che lavorano per nessun altro motivo che contribuire a migliorare la vita dei giovani afgani è un atto codardo e spregevole. Colpire deliberatamente dei civili è un crimine di guerra": così Amnesty International dopo l'attacco contro gli uffici di Save the Children a Jalalabad, in Afghanistan. L'ong colpita, sottolinea in una nota Biraj Patnaik, direttore per l'Asia sudorientale di Amnesty, "ha lavorato instancabilmente in Afghanistan per oltre quattro decenni, facendo un lavoro eccezionale durante alcuni dei periodi più turbolenti del Paese".
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