
La stampa statunitense ha accolto con freddezza la proposta di UBS di ritirare la procedura avviata in Florida contro la banca, ciò che potrebbe facilitare la firma di un nuovo accordo fiscale tra Svizzera e Usa. In particolare, i due più influenti quotidiani giudicano l'idea insufficiente e rilevano che bisogna mantenere la pressione sulla Svizzera. Per il momento, le autorità fiscali (IRS) e il Dipartimento di giustizia americano non hanno ancora reagito alla presa di posizione dell'UBS indirizzata alla Corte federale di Miami, in Florida, e al memorandum del Consiglio federale che la accompagna. Nel suo "amicus curiae brief" (è uno strumento del diritto processuale americano che permette di esporre una posizione senza essere parte del procedimento) il governo sostiene l'UBS. Sottolinea che la richiesta di consegnare informazioni su 52'000 titolari di conti, sospettati di evasione fiscale, rischia di violare non solo la legislazione elvetica, ma infrange anche la sua sovranità, poiché tali informazioni si trovano sul suo territorio. In un editoriale di oggi, il "New York Times" afferma di "comprendere le preoccupazioni della Svizzera sull'avvenire della sua principale banca. Ma i conti segreti non costituiscono una buona ricetta per il futuro di un'economia". Il quotidiano invita quindi l'amministrazione di Barack Obama a rispondere cortesemente "no" alla richiesta elvetica. Al "Washington Post" non piace la richiesta presentata dal presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz sabato scorso al ministro delle finanze americano Timothy Geithner di lasciar cadere le denunce contro UBS una volta raggiunto un nuovo accordo di doppia imposizione. La Svizzera deve certo negoziare un nuovo accordo sulla fiscalità con gli Stati Uniti, ma l'UBS deve pagare per come si è comportata in passato. Nell'editoriale del "New York Times" dal titolo "La Svizzera e i suoi segreti", il quotidiano parla di "bad deal": "Gli Stati Uniti hanno diritto a questi soldi e la tesoreria ne ha bisogno". I due quotidiani arrivano alla stessa conclusione: le banche svizzere "devono semplicemente adattarsi". ATS
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