
I capoluoghi di provincia afghani cadono uno dopo l’altro nelle mani dei talebani, che si sono ripresi a gran velocità parti del territorio. Dopo Kandahar, seconda città del paese, e Lashkar Gah, capitale della provincia di Helmand nel sud, i talebani hanno conquistato oggi anche la città di Pul-i-Alam, capoluogo della provincia di Logwar a una sessantina di chilometri a sud della capitale Kabul. La maggior parte del nord, dell’ovest e del sud del paese sono ora sotto il controllo delle forze talebane, mentre Kabul, Mazar-i-Sharif, la principale città del nord, e Jalalabd nell’est sono le uniche tre grandi città ancora sotto il controllo del governo afghano.
La Nato preoccupata
L’inasprirsi dei combattimenti, che secondo l’Onu solo nell’ultimo mese hanno provocato mille morti tra i civili, hanno indotto diversi paesi, tra cui anche la Svizzera, a sospendere i rimpatri degli afghani immigrati illegalmente. E il deterioramento della situazione preoccupa la Nato, che oggi si è riunita in un incontro urgente. “Il nostro obiettivo resta quello di sostenere il più possibile il governo afghano e le forze di sicurezza”, sottolinea in una nota il segretario generale Jens Stoltenberg, al termine della riunione con gli inviati dei 30 alleati a Bruxelles. “Gli alleati sono profondamente preoccupati per gli alti livelli di violenza causati dall’offensiva dei talebani, compresi gli attacchi ai civili, le uccisioni mirate e le segnalazioni di altre gravi violazioni dei diritti umani. I talebani devono capire che non saranno riconosciuti dalla comunità internazionale se prenderanno il Paese con la forza”, aggiunge. Il segretario generale riferisce che l’Alleanza manterrà la sua presenza diplomatica a Kabul e continuerà ad adeguarsi secondo necessità, ritenendo fondamentale anche la sicurezza del suo personale. “Rimaniamo impegnati a sostenere una soluzione politica del conflitto”.
I paesi stranieri riducono la presenza diplomatica
Nel frattempo i governi di diversi paesi si stanno organizzando di fronte all’avanzata talebana. Gli USA invieranno complessivamente 8’000 soldati tra il paese e la regione del Golfo Persico per permettere l’evacuazione quasi completa dell’ambasciata di Kabul. Il Pentagono ha avviato l’invio di 3000 marines verso la capitale afghana, dove già si trovano 1000 soldati, mentre altri quattromila militari saranno temporaneamente dispiegati nell’area del Golfo. Anche il governo tedesco ha deciso di ridurre la presenza del personale diplomatico nella capitale “al minimo necessario”, ha spiegato il ministro degli Esteri Heiko Maas oggi a Denzlingen. Il primo ministro britannico Boris Johnson ha invece convocato oggi una riunione straordinaria del comitato di emergenza Cobra, organismo che si occupa di dossier urgenti relativi alla sicurezza nazionale, per “discutere dell’attuale situazione”. La riunione segue la decisione del governo di Londra, confermata dal ministro della Difesa Ben Wallace, d’inviare 600 militari nel Paese asiatico per evacuare circa 3000 britannici tuttora residenti a Kabul o in altre città e alcuni cittadini di Paesi alleati di fronte alla travolgente avanzata dei talebani. Anche Madrid ha richiamato i funzionari spagnoli.
La Svizzera ha già dimezzato il personale: “La sicurezza peggiora di giorno in giorno”
Alle 17.45 di venerdì la Confederazione ha riunito la stampa per fare il punto della situazione: “La sicurezza in Afghanistan peggiora di giorno in giorno e la cifra delle vittime civili aumenta”, ha esordito la segretaria di Stato Livia Leu. “Siamo molto preoccupati per l’evoluzione nel paese ed invitiamo le parti alla cessazione del conflitto. È necessario un dialogo per una soluzione politica e denunciamo le gravi violazioni dei diritti umani”. Dal 2002 la Svizzera è presente in Afghanistan con un ufficio di cooperazione, che coordina i programmi e gli aiuti umanitari della Direzione dello sviluppo e della cooperazione. Le relazioni politiche vengono invece curate a Islamabad in Pakistan tramite l’ambasciata. Attualmente tre collaboratori si trovano presso l’ufficio di cooperazione, così come 38 dipendenti locali. Presso l’ambasciata invece sono registrati 28 cittadini di nazionalità elvetica, inclusi i collaboratori. Il personale è già stato dimezzato, hanno spiegato le autorità. Solo tre collaboratori svizzeri si trovano sul posto e lasceranno presto la capitale. I collaboratori locali di nazionalità afgana che vogliono lasciare il paese possono richiedere un pass umanitario in Svizzera.
I talebani promettono una “amnistia generale”
Dal canto loro, in un comunicato ufficiale diffuso oggi, i talebani promettono una “amnistia generale” per chi ha collaborato con il governo di Kabul e le “forze occupanti”. Nel testo dell’Emirato islamico si assicura che i diplomatici stranieri “non verranno toccati”, così come le proprietà private e imprenditoriali.
“20 anni di missione non sono serviti a nulla”
Per analizzare la situazione di quello che sta succedendo nel paese dell’Asia del sud i colleghi di Radio 3i hanno interpellato il giornalista italiano Fausto Biloslavo, reporter di guerra che ben conosce la zona. “Purtroppo sta accadendo quello che pochi prevedevano: 20 anni di missione della Nato in Afganistan non sono serviti a nulla. I talebani stanno riconquistando militarmente il territorio e se vanno avanti così per l’11 settembre saranno a Kabul o anche prima. Abbiamo sputato sangue, sudore e ci sono state tante vittime. Tutto questo per cosa?”, si chiede il giornalista. “Per fare tornare l’Emirato islamico al potere nel momento in cui le truppe della Nato si sono ritirate troppo in fretta. Questo è colpa degli americani”. A subire le conseguenze maggiori è la popolazione, già provata dalla guerra. “Questa guerra dura da 40 anni, ovvero da quando l’Unione sovietica ha invaso il paese nel 1979. Gli afgani non ne possono più, sono loro le prime vittime. Se i talebani riescono in 7 giorni a conquistare 14 città, capisaldi governativi, anche dal punto di vista psicologico e propagandistico, la gente fa buon viso a cattivo gioco”. Se effettivamente verrà istituito un Emirato Islamico dell’Afghanistan, il giornalista prevede che “sarà un catalizzatore di tutte le organizzazioni estremiste terroristiche del mondo islamico” e “un grosso volano di propaganda”.
Guterres: “Fermare offensiva, avviare negoziati”
“Il messaggio della comunità internazionale a chi è sul sentiero di guerra deve essere chiaro: prendere il potere con la forza militare è una causa persa. Ciò può solo portare a una guerra civile prolungata o al completo isolamento dell’Afghanistan”. Lo ha detto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. “Invito i talebani a fermare immediatamente l’offensiva negoziando in buona fede nell’interesse dell’Afghanistan e del suo popolo. Solo un accordo politico negoziato può garantire la pace”, ha proseguito: “Questo è il momento di porre finire all’offensiva e iniziare seri negoziati”. Il segretario generale dell’Onu, parlando con i giornalisti al Palazzo di Vetro, ha sottolineato che “l’Afghanistan sta andando fuori controllo”. “Solo nell’ultimo mese, più di mille persone sono state uccise o ferite da attacchi indiscriminati contro i civili, in particolare nelle province di Helmand, Kandahar e Herat”, ha proseguito. “I combattimenti tra i talebani e le forze di sicurezza afghane negli ambienti urbani stanno causando danni enormi. Almeno 241’000 persone sono state costrette a fuggire dalle loro case, i bisogni umanitari crescono di ora in ora, gli ospedali stanno traboccando, le scorte di cibo e medicinali stanno diminuendo, strade, ponti, scuole, cliniche e altre infrastrutture critiche vengono distrutte”. Guterres ha “invitato tutte le parti a prestare attenzione al pesante tributo del conflitto e al suo impatto devastante sui civili” e ha ricordato che “condurre attacchi contro i civili è una grave violazione del diritto umanitario internazionale e costituisce un crimine di guerra”.
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