
Un iraniano di confessione sunnita ha seminato il terrore nel cuore di Sydney. Di buon mattino è entrato armato nel Lindt Chocolat Cafe, a Martin Place: all'interno 17 persone tra impiegati e clienti. Tutti presi in ostaggio, costretti poco dopo con il volto contro la vetrata principale del locale con una bandiera nera in bella vista. Non era quella dell'Isis, ma la Shahada, la professione di fede dei musulmani. La scritta recita "Non c'è altro Dio al di fuori di Allah e Maometto è il suo profeta". I media identificano l'uomo: è un cinquantenne, Man Haron Monis, arrivato in Australia nel 1996 dall'Iran con lo status di rifugiato politico. Poi una lunga sequela di affari controversi: lettere offensive e minacciose inviate alle famiglie dei soldati australiani morti in Afghanistan, proclami pubblici contro "il terrorismo degli americani e dei loro alleati". "Opera da solo", afferma il suo avvocato, mentre Monis chiede gli sia consegnata una bandiera dell'Isis "ufficiale". Il legale lo ha difeso nel processo per la morte della sua ex moglie, pugnalata e poi data alle fiamme lo scorso anno. Il procedimento si concluse con la liberazione su cauzione per lui e l'attuale compagna, accusata del barbaro omicidio. Passano le ore. Una decina di ostaggi riescono a fuggire in diverse occasioni. È il segno, spiegano gli inquirenti, che Monis non è un "terrorista esperto" e che non ha pianificato al meglio il suo spettacolare gesto. Scende la notte e oramai la polizia di Sydney sembra rassegnarsi a un lungo assedio, "anche di un paio di giorni". È un diversivo: poco dopo le due del mattino un'altra manciata di ostaggi si dà alla fuga. Le forze speciali intervengono, lanciano granate stordenti nel locale, mentre Monis apre il fuoco, ferendo al volto un agente e probabilmente uccidendo gli ostaggi. Le forze di sicurezza fanno irruzione, gli spari risuonano ovunque. Poi il silenzio, rotto dalle sirene delle ambulanze che corrono verso gli ospedali. Monis viene ucciso, due ostaggi, un uomo di 34 anni e una donna di 38, perdono la vita. L'Iran e le autorità religiose islamiche condannano l'atto di terrorismo.
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