
La giornata dell'11 settembre ha mostrato un raro momento di unità in una corsa alla Casa Bianca al vetriolo: i candidati repubblicano John McCain e democratico Barack Obama a Ground Zero, uniti in un minuto di silenzio in omaggio alle 2.751 vittime del World Trade Center. Niente discorsi e niente fanfara. Solo raccoglimento in memoria delle vite spezzate dalle stragi e una corona di alloro nel luogo dove sorgevano le Torri Gemelle ore dopo la mesta cerimonia pubblica in memoria delle vittime. Le due campagne avversarie avevano dichiarato giorni fa una giornata di tregua nel settimo anniversario delle stragi di al Qaida. Ma con poche settimane davanti nella gara per la Casa Bianca, la politica ha dominato comunque la giornata della memoria in vista della ripresa delle ostilità, domani peggio di prima. L'anniversario è stato un momento importante per la campagna di John McCain che ha cominciato la giornata a Shanksville in Pennsylvania, il luogo dove sette anni fa un manipolo di passeggeri fecero precipitare il volo United 93 dirottato dai terroristi prima che raggiungesse il Capitol di Washington: il senatore dell'Arizona ha reso omaggio "agli eroi che hanno salvato la vita a centinaia di persone, forse anche a me" con una presenza dalla forte valenza politica: la Pennsylvania è uno dei campi di battaglia del voto di novembre e McCain (oggi staccato di tre lunghezze 45 a 48 in un sondaggio Quinnipiac University) sta rimontando dietro a Obama. 11 settembre anche per la Palin che è tornata a casa in Alaska, ma non è stata con le mani in mano: oggi, nel giorno dell'anniversario delle stragi, ha salutato la partenza del figlio Track per l'Iraq. Data simbolica per un gesto simbolico e destinato a rastrellare consensi e voti nell'America che, comunque la pensi sulla guerra, davanti alle truppe si avvolge nella bandiera. Prima di scendere a Ground Zero, Obama aveva spezzato il pane della pace con l'ex presidente Bill Clinton e poi in serata si é ritrovato con McCain a un foro sul servizio pubblico organizzato da Time e dalla Cnn alla Columbia University. Il candidato democratico, che non ha preso parte alle cerimonie pubbliche per l'11 settembre, ha fatto tuttavia ugualmente sapere come la pensa in un comunicato diffuso alla stampa: "Non dimenticheremo mai le vittime e gli eroi, ma dobbiamo ricordare anche che i responsabili delle stragi sono ancora liberi": stoccata diretta al partito di McCain e al presidente George W. Bush che in sette anni di Casa Bianca non è riuscito a catturare il cervello delle stragi, Osama bin Laden. In realtà per Obama e McCain la tregua di facciata sul fronte della lotta al terrorismo non è stata difficile: pur sostenendo di avere approcci diversi, nota oggi il Los Angeles Times, i due candidati si stanno avvicinando sulle strategie di medio e lungo periodo contro l'organizzazione di bin Laden e altri gruppi che fomentano il terrore internazionale. Dietro le quinte tuttavia è stata politica as usual e la battaglia è continuata a colpi di comunicati e sulla stampa. Convinti di avere strappato ai democratici il momento di grazia, i repubblicani hanno continuato a sparare a zero su Obama: "Se vuole vincere deve ricordarsi che è McCain il suo avversario, non la Palin', ha scritto sul Wall Street Journal l'ex stratega di Bush Karl Rove mentre il senatore repubblicano Linsdsay Graham, ha dichiarato della campagna rivale: "Sono al meltdown nucleare". Una metafora forse eccessiva, ma è chiaro che i democratici, destabilizzati dalla mossa della Palin, sono da giorni in difficoltà perché non riescono a riprendere in mano la narrazione della politica. I commentatori invitano entrambe le parti alla calma: secondo David Broder sul Washington Post, i repubblicani esagerano nell'ottimismo e i democratici nel pessimismo. Mentre Gail Collins sul New York Times ricorda che se il campo di Obama appare più sereno di quanto non sia la base, è perché vive nel mondo del Collegio Elettorale, un mondo in cui la corsa alla Casa Bianca si gioca in un terzo del paese.
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