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Politica
Successione Parmelin: la stampa svizzera divisa sugli otto candidati UDC
©LUONG THAI LINH
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Ats
41 minuti fa
Tutti i candidati in lizza: Amaudruz, Wyssmann, Ruppen, Graber, Schnegg, Chiesa, Gallati e Aeschi - L'analisi e i commenti della stampa elvetica sui candidati democentristi

L'improvvisa ondata di candidature last minute in casa UDC per la successione di Guy Parmelin in Consiglio federale ha colto di sorpresa la stampa svizzera. Le opinioni divergono sulla valutazione delle chance dei nomi in lizza.

La Neue Zürcher Zeitung parla di «episodio bizzarri». Proprio ieri infatti, termine ultimo per annunciarsi, sono emersi quattro nuovi papabili, dopo che, per giorni, la consigliera nazionale ginevrina Céline Amaudruz è rimasta l'unica in corsa. Secondo il giornale, un aspetto emblematico di questa singolare ricerca è il fatto che la sezione di Zurigo, che oltre trent'anni fa diede vita all'UDC moderna, non abbia avanzato alcuna candidatura.

Le testate del gruppo CH Media hanno descritto le ultime ore come «folli». Dopo una lunga fase di stallo, all'improvviso «candidati da ogni angolo della Svizzera» hanno manifestato il proprio interesse, inclusi alcuni profili del tutto inaspettati. A destare «ulteriore stupore», osservano i commentatori, è stata la mossa dell'UDC di Zugo, che ha proposto il capogruppo parlamentare Thomas Aeschi. Non è però ancora chiaro se quest'ultimo si metterà effettivamente a disposizione.

Sui media elvetici non vi è unità di vedute su quali siano i favoriti. Per alcuni, qualora dovesse scendere in campo, proprio Aeschi avrebbe buone possibilità. Il Blick assegna invece il voto più alto (5) al consigliere agli Stati ticinese Marco Chiesa e al consigliere di Stato argoviese Jean-Pierre Gallati. Tutti gli altri ottengono un 4,5, a parte il consigliere nazionale di Soletta Rémy Wyssmann (4).

Al portale online 20 Minuten, la politologa Corina Schena ha dal canto suo dichiarato che il consigliere di Stato bernese Pierre Alain Schnegg è quello con le migliori prospettive. Anche Urs Leuthard, responsabile delle redazione a Palazzo federale della SRF, ha affermato al telegiornale dell'emittente svizzerotedesca che il profilo del francofono Schnegg appare idoneo, così come quello del consigliere di Stato vallesano Franz Ruppen. A suo dire, è probabile che almeno uno dei due finisca sul ticket ufficiale, mentre vi sono grandi incognite riguardo Amaudruz e Aeschi.

Stando alla Weltwoche, le chance della romanda sono tutto a un tratto estremamente scarse. Amaudruz soffrirebbe di una carenza di sostegno fra i parlamentari svizzerotedeschi del suo partito, con i quali non avrebbe instaurato legami stretti.

In Romandia, a finire nel mirino è la gestione dell'intero processo da parte dell'UDC. Per Le Temps, la formazione appare sopraffatta dagli eventi e non sembra aver preparato la successione di Parmelin in governo, malgrado le sue dimissioni non fossero certo un fulmine a ciel sereno. Il giornale ritiene che alcune candidature siano incomprensibili e che il primo partito svizzero, storicamente noto per la sua visione strategica, stia agendo in modo dilettantesco.

A sud delle Alpi, il Corriere del Ticino evidenzia come manchi un vero e proprio favorito. In primis, bisognerà capire chi finirà sul ticket a due/tre: se Aeschi dicesse sì, il gruppo non potrebbe non votarlo, commenta il quotidiano, malgrado abbia possibilità «limitate» di venire eletto. Sempre secondo il giornale, la candidatura di Schnegg potrebbe costituire un «game changer» e potrebbe indebolire, se non escludere, Amaudruz. In questa costellazione, pure Chiesa, che da ex presidente dell'UDC nazionale si è fatto conoscere in Romandia, può ritagliarsi i suoi spazi, conclude il CdT.

Da parte sua, laRegione sottolinea la presenza nella lista di una sola donna e due romandi, con i vertici dell'UDC che hanno peraltro voluto smorzare sul nascere le rivendicazioni di quote femminili o regionali. Tuttavia, è il parere espresso, lo schieramento non può più sottrarsi alla responsabilità di farsi rappresentare alla più alta carica dello Stato da persone che riflettano la diversità del Paese.