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“Ritengo che il mio servizio sia giunto a conclusione”
Redazione
3 anni fa
Dopo 16 anni in Gran Consiglio, di cui ne è stato presidente e dove ha presieduto ben quattro Commissioni, Luca Pagani (Il Centro) ha deciso di terminare la sua attività in parlamento.

Luca Pagani, per 16 anni in Gran Consiglio, ha deciso di concludere la sua carriera in parlamento. Quattro legislature durante le quali ha presieduto ben quattro Commissioni: quella sanitaria, quella scolastica, quella della giustizia e quella di sorveglianza sulle condizioni di detenzione. Un lungo percorso che lo ha anche visto presidente del Parlamento ticinese. “Ritengo che il mio servizio giunga ora a conclusione. È naturale e sono sereno”.

Qual è stato l'elemento più interessante e arricchente?

“L'anno presidenziale è stato per me un anno straordinario che mi ha permesso anche di avere un contatto con il Cantone che non immaginavo: per lavoro ho guidato per il Ticino per un totale di 4'000 km durante i quali ho riscontrato delle realtà vive e molto presenti nella società civile. In particolare mi ha colpito la grande considerazione che viene riconosciuta al presidente del Gran Consiglio nell'ambito delle nostre istituzioni democratiche e di milizia, dove questa figura ha ancora un'importanza per la popolazione, e questo è bello”.

In un articolo pubblicato a maggio del 2015 lei fece parecchi riferimenti a Dio, al Papa, a San Francesco d'Assisi, a Madre Teresa. Quanto è importante per lei la fede?

Per me è fondamentale, lo stimolo di iniziare una carriera politica era nata a Lourdes come barelliere con i malati. Ho percepito che era importante aiutare in quel momento, ma una volta finita la settimana si rientra a casa, mentre loro rimangono con i loro problemi e con le loro difficoltà. Ho quindi ritenuto che fosse importante essere laddove si prendono quelle decisioni che vanno a incidere sulla vita e sulla qualità di vita di queste persone. La fede per me è stata quindi molto importante e ho cercato di svolgere il compito che mi è stato affidato dal popolo anche ispirandomi a quelli che sono i valori in cui credo, soprattutto nella dignità e nella centralità della persona.

Lei ha digerito il cambio di nome del suo partito? Secondo lei era proprio necessario?

Il nome ha anche un ruolo identitario importante e il PPD non era evidente da individuare come collocamento, se non facendo capo al Partito Popolare Democratico italiano. Quindi non era identificativo; nemmeno il Centro lo è, anzi, lo è ancora meno.

Non le piace molto?

Sarà importante dare risalto ai contenuti e fare capire che dietro al nome ci sono dei contenuti importanti.

Vi penalizzerà questo cambio di nome secondo lei?

Non credo, era previsto come anche un'apertura. Il Centro svolge comunque un ruolo importante: si lotta per ottenere tutto il possibile. Agli estremi, invece, si tenta di andare sull'impossibile.

Un'apertura anche verso il PLR?

Un'apertura anche verso chi non necessariamente si riconosce nei valori che contraddistinguono questo partito, ma che si riconosce nelle soluzioni che il partito è in grado di portare, fra cui soluzioni di mediazione e di unità di intenti con altri partiti, ma nelle ultime legislature in questo senso c'è stata una grande mancanza.

Secondo lei il Centro dovrebbe cercare l'alleanza con il PLR?

Dovrebbe cercare un'alleanza con le altre forze politiche rappresentate in Parlamento in merito a quei temi sui quali la gente si aspetta delle risposte concrete e con una certa urgenza. Bisogna quindi essere capaci di andare aldilà degli steccati ideologici e cercare non solo di apparire o di raccogliere facili consensi, ma anche e soprattutto trovare questi consensi all'interno del Parlamento e portare le soluzioni al Paese.

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