
Marina Carobbio è la protagonista della 15esima intervista pre-elettorale di Ticinonews. Con lei abbiamo affrontato diversi temi, dall'acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS al tedesco in prima media. Ecco l'intervista alla candidata per il Consiglio di Stato sulla lista PS-Verdi.
Nella seconda proiezione elettorale per le cantonali il PS è dato in calo a livello di seggi, mentre I Verdi dovrebbero mantenere i propri. Uno scenario che la preoccupa?
“Sono preoccupata del risultato che secondo questo sondaggio potrebbe fare il PS in Gran Consiglio. Per questo colgo l'occasione per fare un appello al voto per tutti coloro secondo cui servono delle forze che portino avanti delle proposte concrete per abbassare i premi di cassa malati, per sostenere il reddito dei pensionati, per portare avanti dei cambiamenti per contrastare il riscaldamento climatico e per investire nella formazione. Noi abbiamo fatto delle proposte concrete in questo ambito, lo dimostrano l'iniziativa sul salario minimo e quella per limitare i premi di cassa malati al 10% del reddito. Chi vuole mettere fine a questa situazione che aumenta precarietà e povertà non può che votarci".
È ancora convinta che l'accordo PS-Verdi sia stata una buona idea?
"Certo, è un buon accordo e la nostra lista unitaria per il Consiglio di Stato è la vera novità di queste elezioni cantonali. I temi legati alla precarietà, al mondo del lavoro, alla povertà e all'aumento delle disuguaglianze vanno a pari passo con la necessità di affrontare i cambiamenti climatici. Le misure in favore dell'ambiente devono tenere conto della dimensione sociale. È quindi giusto portare avanti insieme queste proposte".
La politica ieri ha commentato con sdegno la fine di Credit Suisse che -ricordiamo- è stata acquistata da UBS. Lei siede a Berna nel Consiglio degli Stati, dal suo punto di vista cosa non ha funzionato? La politica non è stata in grado di intercettare qualche segnale negativo?
"Il fatto più grave è che ci troviamo in questa situazione a causa di una politica irresponsabile e senza scrupolo portata avanti dai dirigenti di Credit Suisse che in tutti questi anni hanno continuato a investire e speculare nel settore degli investimenti. Dalla crisi del 2008 non hanno imparato nulla, si sono arricchiti e hanno ricevuti molti bonus. Questi responsabili devono essere chiamati a rispondere dei loro errori. Credit Suisse ha necessitato di un salvataggio pubblico, ma questo non deve pesare sui contribuenti e sui dipendenti del settore bancario, in particolare delle due banche in questione. Anche la politica ha fatto i suoi errori: dopo la crisi finanziaria del 2008 avevamo chiesto misure più restrittive, una separazione netta tra il settore degli investimenti e quello commerciale delle banche. Avevamo chiesti fondi propri più alti e un tetto ai salari dei manager. Non siamo riusciti a portare avanti queste proposte perché sono state bocciate dalla maggioranza di centro-destra del parlamento. Anche in questi mesi -e per questo è importante la nostra richiesta di istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta- si vedeva arrivare la crisi, ma né la FINMA né il Dipartimento federale delle finanze hanno fatto qualcosa".
Secondo lei il governo ticinese che risposte può dare? Deve preoccuparsi?
“Certo che deve preoccuparsi, anche perché ci sono in gioco dei posti di lavoro sia presso Credit Suisse sia presso UBS. Il rischio è che alcuni impieghi vengano tagliati o ci sia una pressione sui salari di queste persone. È un dovere, da parte del Consiglio di Stato, interessarsi alla vicenda e reagire subito, prendendo contatto con tutti gli ambienti interessati. Tra questi anche i rappresentanti del personale e la Confederazione".
Casse malati, avete appena consegnato le firme per limitare i premi al 10% del reddito.
"C'è un grosso problema per quanto riguarda i premi di cassa malati. Questi costi continuano ad aumentare e pesano sempre di più sul budget delle economie domestiche. Noi chiediamo di agire sul finanziamento, limitando i premi con un intervento pubblico al 10% del reddito. Bisogna inoltre adottare altre misure per contenere i costi sia a livello cantonale sia a livello federale. Penso sia giunto il momento di agire su questo fronte perché ci sono sempre più persone che non riescono a pagare i premi".
Le piacerebbe essere a capo del Dipartimento della Sanità e della Socialità (DSS)?
"Non è il singolo eletto che decide, ma il Consiglio di Stato. Inoltre sappiamo che ci sono dei diritti di anzianità. Se venissi eletta la scelta dei Dipartimenti dipenderà dalla discussione e dalle scelte degli altri consiglieri di Stato. Mi interessa il DSS perché ci sono delle emergenze da affrontare, così come mi interessa il Dipartimento dell'Educazione, della Cultura e dello Sport (DECS) perché sappiamo che se il Cantone può investire qualcosa, questo è nel settore della formazione. Senza dimenticare quello della cultura".
Secondo lei qual é la scuola media del futuro?
"Dev'essere una scuola che garantisce delle pari opportunità, dando a tutti i giovani la possibilità di essere preparati per affrontare le sfide che presentano il mondo del lavoro e la società. La scuola deve quindi dare ai ragazzi delle conoscenze di base. In questo senso sono contenta che si dia il via alla sperimentazione della scuola media senza i livelli A e B, così facendo si creerà un sistema scolastico più vicino ai bisogni dei giovani".
Il Parlamento ha detto che bisogna introdurre il tedesco in prima media, se lei dovesse prendere il DECS quale materia toglierebbe per fare spazio alla lingua di Goethe?
"Qui c'è un problema perché la decisione è stata calata dall'alto dalla maggioranza parlamentare, ma questa non ha tenuto conto di quanto detto dal corpo docenti in merito al carico di lavoro maggiore sugli allievi. Non solo, non ha nemmeno ascoltato le famiglie che vedono le difficoltà dei figli. Tutti vogliamo un rafforzamento del tedesco, ma è la modalità con la quale lo si fa. Dobbiamo metterlo in prima media? Non è meglio favorire gli scambi tra studenti? Ci sono progetti molto interessanti finanziati anche dalla Confederazione in questo senso. Non bisogna aumentare il monte ore o togliere spazio ad altre materie interessanti. Spero che si elaborino delle misure che tengano conto del bisogno reale degli studenti".
Il voto all’attuale Consiglio di Stato?
“Sufficiente, ma questo governo poteva fare di più per rispondere a quelle sfide che ho citato prima: costi delle casse malati, impoverimento della popolazione, pensioni, cambiamento climatico e formazione".

