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"Il governo non ha una chiara visione dello sviluppo futuro del Cantone"
Redazione
3 anni fa
Il governo "del Mulino Bianco", i frontalieri, ma anche Credit Suisse e la tassa di collegamento. Questi alcuni dei temi trattati nell'intervista con Piero Marchesi, candidato democentrista al Consiglio di Stato

Piero Marchesi, candidato democentrista sulla lista Lega-UDC per il Consiglio di Stato è il protagonista della sedicesima intervista pre-elettorale di Ticinonews. Con lui abbiamo affrontato diversi temi: dai frontalieri alla tassa di collegamento, passando per Credit Suisse e l'operato del "governo del Mulino Bianco", come lui stesso ha definito l'attuale Consiglio di Stato.

Stando all'ultimo sondaggio condotto dalla RSI lei appare al terzo posto nelle graduatorie interne del partito, mentre Zali è secondo. Come ha preso questo dato?

"Prendo i sondaggi per quello che sono, perché vengono condotti su un campione di persone. Ovviamente i consiglieri di stato uscenti hanno un vantaggio e chi si candida sulla stessa lista deve certamente remare di più. Ma dal sondaggio emerge anche che dal 10% della prima proiezione ora il distacco si è ridotto al 5% e questo è un aspetto positivo. Tocca a me cercare, in questi ultimi giorni, di convincere gli elettori a votarmi".

Per quanto riguarda il Parlamento dal sondaggio sembrerebbe uscire un legislativo frammentato. Secondo lei è il caso di ragionare sull'introduzione di una soglia di sbarramento?

"Probabilmente sì, ma è anche vero che questo impedirebbe ai piccoli partiti di accedere al Parlamento. Il Gran Consiglio deve però essere messo nelle condizioni di lavorare, quindi -a mio avviso- una soglia di sbarramento non troppo alta deve essere considerata".

Durante questa campagna elettorale ha parlato di un "Governo del Mulino Bianco", perché?

"La frase è stata attribuita al Consiglio di Stato non perché auspico ad un governo che litighi e crei conflitti laddove non vanno creati, ma perché è importante avere un governo che non si limiti alla normale amministrazione. È proprio questo il rimprovero che faccio all'esecutivo. Vedo un eccessivo dipartimentalismo, dove ogni consigliere di Stato porta le proprie proposte, ma queste non vengono discusse in maniera approfondita all'interno del governo. Una critica che non arriva da me, ma è stata fatta anche da diversi consiglieri di Stato, i quali si sono dati questa regola di lavoro che è più che legittima. Serve un esecutivo che possa guardare al futuro, dare delle risposte ai cittadini. Ci lamentiamo delle condizioni del mercato del lavoro e di come sono messe le finanze del cantone, ma non vedo un governo che porti delle soluzioni concrete per rispondere a questi bisogni".

Il Blick sul caso Credit Suisse titolava: "Bisogna indagare sul ruolo di Ueli Maurer nella debacle della banca". Cosa ne pensa?

"Bisogna ricordare che il compito di sorvegliare le banche svizzere spetta alla FINMA, non al Consiglio federale. Maurer aveva in mano le finanze della Confederazione, non quelle di Credit Suisse. Credo su quanto successo la FINMA abbia qualche responsabilità. Auspico che si faccia chiarezza perché il crollo di questa banca colpirà molti dipendenti, molte famiglie e lascerà molta povertà sul territorio. Era un istituto bancario che pagava tante imposte, faceva girare l'economia e le conseguenze toccheranno tutti".

Natalia Ferrara, co-direttrice dell'ASI, a Ticinonews si è detta colpita dalla timida reazione che hanno avuto anche le istituzioni ticinesi. Qual è il suo punto di vista?

 "Credo che bisogna fare le cose giuste e ragionate evitando di farsi prendere dal panico. La decisione di assorbire Credit Suisse da parte di UBS è stata una scelta presa in pochi giorni dal Consiglio federale insieme alle banche interessate e alle FINMA. Cosa accadrà in futuro lo scopriremo anche grazie ai piani di ristrutturazione. In questo momento bisogna agire, bisogna pensare a mettere in atto dei piani di aiuto ed evitare di fare scelte sbagliate".

La nostra piazza finanziaria esce indebolita?

 "Ovviamente sì, già era indebolita dall'abolizione del segreto bancario. La piazza ticinese ha perso molti posti di lavoro ben remunerati in passato nel settore finanziario e con questa situazione se ne perderanno altro. Non solo, ci perde anche la reputazione della piazza finanziaria svizzera perché i giornali di tutti il mondo titolavano 'Credit Suisse non c'è più e verrà assorbita da UBS'. Questo non fa bene neanche all'immagine della Svizzera".

Tema frontalieri, in questa campagna elettorale sembra essere passato in secondo piano. Come mai? È un tema ingovernabile?

 "No, il tema non è ingovernabile. Le soluzioni ci sarebbero, ma mancano le maggioranze per trovarle. Settimana scorsa il Consiglio nazionale ha trattato una mia mozione che chiedeva al Consiglio federale di convocare il comitato misto con l'Unione Europea per presentare la difficile situazione del mercato del lavoro ticinese. Chiedevo anche di trovare delle soluzione, magari reintroducendo temporaneamente la preferenza indigena o di mettere dei contingenti nei settori dove c'è stata un'esplosione dei lavoratori frontalieri. Solo il gruppo UDC ha votato questa mozione e questo dimostra che gli altri partiti non vogliono trovare una soluzione in questo senso. L'UDC però non è solo frontalieri, anche se questo rimane un tema prioritario, la nostra politica è anche fatta di temi legati alla scuola, alla finanza, alla socialità e alla sanità".

 Tasse di collegamento. Il popolo si era pronunciato, perché è necessario richiamarlo alle urne?

 "Perché a nostro avviso la tassa di collegamento è stata approvata in un momento storico particolare ed è stata venduta come la tassa contro i frontalieri. Ricordo che era passata per pochissimi voti e in parte è stata applicata anche se in modo non ufficiale da molte aziende. Abbiamo visto che i risultati sono praticamente nulli. A nostro avviso questa è una tassa che serve unicamente al Cantone per incassare una ventina di milioni all'anno, ma non serve a migliorare la situazione del traffico. Noi proponiamo di abolirla e di investire le risorse in progetti che permettono realmente di ridurre il traffico".

In che modo si può convincere un'azienda a ricorrere a questi sistemi? 

"Bisogna cercare di proporre un'alternativa, ad esempio mappando i luoghi da cui arrivano molti lavoratori. A Bioggio, ad esempio, si può notare come molte persone dopo il lavoro tornano a casa in auto, ma sono sole nella vettura. Lì, a mio avviso, c'è la possibilità di convincere le aziende e i lavoratori a mettere a disposizione dei trasporti collettivi".

Da 1 a 6 dia un voto al Consiglio di Stato.

 "Quattro, non voglio essere troppo negativo. Il Consiglio di Stato ha certamente gestito bene la fase della pandemia e ha anche portato avanti dei progetti che condivido, ma nel globale non posso andare oltre la sufficienza perché vedo un eccessivo dipartimentalismo e un governo che non ha una chiara visione dello sviluppo del paese da qui ai prossimi anni".

 

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