
"Anche nel caso di una ratifica degli accordi entro quest'anno, è difficile prevedere la loro entrata in vigore prima del primo gennaio 2015". E' quanto ha risposto la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf alla consigliera nazionale Ada Marra (PS/VD) che in una lettera dello scorso 7 febbraio aveva chiesto notizie sulle trattative fiscali tra Italia e Svizzera. In Italia, specialmente nei partiti di centrodestra (Popolo della libertà e Lega), si fa molto affidamento sulle somme di denaro che la Svizzera verserebbe alla vicina penisola in seguito al futuro accordo fiscale, sull'esempio di quelli conclusi da Berna con il Regno Unito e Austria (quello con la Germania è stato bocciato dal Bundestag). L'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi conta di restituire agli Italiani la tassa sulla prima casa grazie al denaro dell'accordo fiscale - 20 miliardi di euro "una tantum" poi circa 5 miliardi ogni anno. La ministra elvetica delle finanze Widmer-Schlumpf ha risposto alla deputata socialista vodese lo scorso 19 febbraio, ricordando che tra Italia e Svizzera è stato rilanciato il "dialogo", di fatto bloccato durante il precedente governo Berlusconi. "Le parti - scrive la consigliera federale - hanno manifestato la volontà di trattare parallelamente cinque temi prioritari, tra i quali la regolarizzazione degli averi dei residenti italiani in Svizzera oltre all'imposizione alla fonte delle entrate future sui capitali e la revisione della convenzione bilaterale di doppia imposizione del 1976. Il 29 agosto 2012 il Consiglio federale ha adottato il mandato relativo ai negoziati in materia fiscale e finanziaria con l'Italia". Alcuni negoziati avvenuti in seguito "hanno permesso di realizzare progressi in vari dossier. I rispettivi presidenti hanno espresso la volontà di portare a termine i negoziati nelle migliori condizioni possibili". "Tuttavia - risponde ancora Widmer-Schlumpf ad Ada Marra - a causa delle elezioni in Italia e dell'incertezza sulla composizione del nuovo governo, è attualmente difficile fare previsioni sulla data di conclusione dei negoziati". E termina: se anche entro l'anno dovesse intervenire la ratifica degli accordi, "è difficile prevedere la loro entrata in vigore prima del primo gennaio 2015".
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