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Economia
WEF Davos: crisi finanziaria ed economica, economisti pessimisti
Redazione
18 anni fa

La crisi finanziaria ed economica ha dominato il primo incontro del World Economic Forum (WEF) di Davos, che da sempre prepara il terreno per i successivi dibattiti. Il pessimismo sembra predominare fra gli economisti dei diversi paesi che hanno partecipato al dibattito. "Non dobbiamo sottovalutare le sfide che si presenteranno nel 2009", ha detto Stephen Roach, dirigente della Morgan-Stanley. Quest'anno, per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, la congiutura mondiale subisce un crollo. I paesi industrializzati sono confrontati a una recessione senza precedenti. E per i mercati emergenti non sarà più possibile rendersi indipendenti dagli USA e dai paesi industrializzatri, ha detto Roach, che ha assunto il ruolo di Cassandra sul palco del WEF. Come il personaggio della mitologia greca, anche lui non è stato creduto quando lo scorso anno aveva annunciato che il calo dei consumi negli Stati Uniti era il segnale della "madre di tutte le recessioni". Anche in Cina, India, Brasile e Russia la crescita rallenta, ha aggiunto Roach. Il Prodotto interno lordo della Cina, ad esempio, è sempre forte, ma non ai livelli di qualche mese fa. Questo ha influssi su tutta l'Asia: le esportazioni a Taiwan sono crollate del 42 %, in Giappone del 35 % e in Corea del del 17 %. "Per molti anni non potremo più sperare in una tasso di crescita medio mondiale del 5 %", ha aggiunto Roach. "Siamo in recessione e non abbiamo ancora toccato il fondo", gli ha fatto eco il capo economista della Banca mondiale Justin Yufu Lin. Secondo i partecipanti i piani di stimolo dei governi all'economia sono necessari ma non bastano a risolvere la crisi finanziaria mondiale. Bisogna evitare il protezionismo, trovare il modo di coordinare le azioni da intraprendere, soprattutto bisogna fare "pulizia" nei bilanci bancari trovando un meccanismo che li ripulisca dagli "asset tossici". ATS

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