
L'economia - con i dubbi sulla ripresa europea e le incognite relative ai paesi emergenti - e la politica, con in primo piano gli sviluppi in Siria, Iran e Asia: anche quest'anno non mancano gli spunti di riflessione al Forum economico mondiale (WEF), aperto stasera a Davos dal presidente della Confederazione Didier Burkhalter.
Il ruolo della Svizzera La Svizzera è pronta a dare il suo contributo per aumentare la sicurezza e la stabilità nel mondo, ha detto Burkhalter avviando ufficialmente i lavori della 44esima edizione del WEF, che vedrà impegnati 2500 esponenti della politica - 50 capi di stato e di governo - e dell'economia. Burkhalter non ha mancato di citare le sfide che attendono il pianeta - pace, ambiente, trasporti, energia, invecchiamento della popolazione - ricordando anche le tragedie del passato: 100 anni or sono scoppiò la Grande guerra, 75 anni fa la Seconda guerra mondiale. "Abbiamo il dovere di ricordare questi due conflitti, queste due catastrofi per l'umanità che hanno cambiato il volto del mondo lasciando sul campo solo perdenti", ha affermato Burkhalter. Devono servire a ricordare quanto sia importante che gli stati abbiano la volontà di lavorare insieme, nel quadro di meccanismi di sicurezza collettiva. Il ministro degli esteri elvetico, citando anche una frase del defunto presidente sudafricano Nelson Mandela ("sembra sempre impossibile, fino a quando non viene fatto") ha insistito sugli sforzi che vengono attualmente profusi a Montreux (VD), per trovare una soluzione alla crisi siriana, e a Ginevra, per migliorare le relazioni con l'Iran. La figura di Mandela, ospite di precedenti edizioni del forum, è stata ricordata nel suo intervento introduttivo anche dal fondatore del WEF, Klaus Schwab. Per rendere omaggio alla memoria dello scomparso tutti i partecipanti alla cerimonia di apertura si sono alzati in piedi. Burkhalter è solo uno dei quattro membri del Consiglio federale che approfitteranno di Davos per incontrare decine di esponenti di governi esteri. Johann Schneider-Ammann punterà in particolare sugli accordi di libero scambio, Eveline Widmer-Schlumpf sul fisco, mentre Doris Leuthard avrà come bussola l'energia.
I primi interventi degli ospiti internazionali e le personalità più attese A livello internazionale il primo intervento è stato oggi quello in apertura del premier giapponese Shinzo Abe, che ha lanciato un appello per limitare la corsa agli armamenti in Asia, dove la tensione rimane viva in seguito alla vertenza territoriale nel Mar cinese orientale. "Dobbiamo limitare l'espansione militare in Asia", ha detto Abe, senza però citare espressamente la Cina. Se la pace e la stabilità regionali dovessero essere messe in forse le conseguenze per l'intero pianeta sarebbe "enormi", ha aggiunto. Uno degli ospiti più attesi a Davos è il presidente iraniano Hassan Rohani: domani parlerà, a quanto sembra, con un gruppo di dirigenti delle grandi multinazionali petrolifere, con l'obiettivo di incitarli a investire nel suo paese. Terrà inoltre un discorso sul ruolo dell'Iran del mondo, alcune ore prima dell'entrata in scena del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Un incontro tra i due leader appare comunque improbabile. Da parte sua il segretario di stato americano John Kerry è già in Svizzera per la conferenza di Montreux, ma arriverà nei Grigioni solo venerdì. La sfida rappresentata dalla crescita della popolazione africana è stata affrontata dal presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan. Mentre il futuro di internet dopo il terremoto del Datagate è al centro del lavoro di una commissione indipendente creata dal laboratorio di idee britannico Chatham House insieme con il Centre for International Governance and Innovation (Cigi). Si tratta di un gruppo di esperti - politici, accademici ed ex 007 - che sotto la presidenza del ministro degli esteri svedese Carl Bildt vuole studiare lo stato della rete e cosa ne sarà, dopo quanto emerso dalle rivelazioni di Edward Snowden sulle attività dell'agenzia americana Nsa e di quella britannica Gchq. Qualche indicazione sul futuro del web è già arrivata da uno dei capitani d'industria presenti a Davos, l'amministratrice delegata di Yahoo!, Marissa Mayer. Quest'anno la maggior parte degli utenti del portale internet americano accederà ai servizi con telefono mobile piuttosto che con il PC. "Il 2014 sarà l'anno del trasferimento. Per la fine dell'anno avremo più utenti sulla telefonia mobile che sui PC. Siamo preparati ad affrontare questo passaggio", ha detto Mayer.
Preoccupazioni per l'economia mondiale I manager e gli esperti continuano ad essere preoccupati per lo stato dell'economia mondiale, a cominciare da quella dell'Europa, uno dei temi caldi da più di una edizione del WEF. La crescita europea è ancora troppo debole e la ripresa insufficiente per far fronte alle sfide economiche e politiche del vecchio continente, ha detto il presidente del consiglio di amministrazione di UBS Axel Weber. La situazione potrebbe essere resa ancora più complicata da una progressione elettorale degli euroscettici. Anche le banche non sono dappertutto stabili, un fattore attualmente non sufficientemente considerato dai mercati finanziari. In borsa "le cose sembrano migliori di quanto non siano. L'Europa non è ancora di ritorno", ha concluso il banchiere. Sulla stessa linea anche il premio Nobel per l'Economia Robert Shiller. "Non suono ancora l'allarme, ma in molti paesi i prezzi delle azioni sono alti, e in molti mercati immobiliari i prezzi sono saliti fortemente": insomma"potrebbe andare a finire male", ha messo in guardia il professore dell'Università di Yale. Uno che se ne intende di previsioni negative è Nouriel Roubini, il professore alla New York University diventato famoso per aver anticipato la crisi finanziaria del 2008. "Se le borse dovessero salire di un altro 20-25% quest'anno potremmo entrare in 'territorio bolla', ma se salgono di una sola cifra, fino al 10% probabilmente sarebbe sostenibile. Per un altro accademico, il professore di Harward ed ex capo economista del Fondo monetario internazionale Kenneth Rogoff, va affrontato il problema del debito pubblico e privato in molti paesi europei. Senza una svolta - ha detto - l'UE rischia una spirale giapponese e una progressiva perdita d'importanza globale. Se l'Europa piange - al punto che il numero uno di Lufthansa e futuro presidente di Roche, Christoph Franz, ha chiesto meno vincoli nei cieli del Vecchio Continente per far fronte alla Concorrenza delle compagnie del Medio Oriente - anche altrove si guarda con attenzione agli sviluppi futuri. A cominciare dall'imminente manovra di rientro dagli stimoli dell'economia annunciata dalla Federal Reserve americana, che avrà ripercussioni anche sulle economie emergenti, motori della crescita globale. A questo proposito il ministro delle finanze indiano Palaniappan Chidambaram ha assicurato che il suo paese ha adottato le necessarie misure per farvi fronte: si tratta in tal modo di rassicurare gli investitori dopo le scosse subite l'anno scorso dalla rupia.
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