
Dati macroeconomici che concretizzano l'incubo recessione. Petrolio in conseguente crollo. Possibili interventi della Bce non solo in chiave anti inflazione. E tante tensioni politiche, che guardano alla guerra in Ucraina e anche alle elezioni in Italia. Un cocktail davvero indigesto nell'ultimo giorno della settimana per i mercati finanziari, con le Borse internazionali - dall'Europa a Wall Street - a picco e con rendimenti dei titoli di Stato in forte crescita.
Milano messa peggio
La maglia nera tra le piazze finanziarie è Milano, anche in attesa del voto di domenica: perde il 3% e brucia oltre 19 miliardi. Il listino di Amsterdam ha chiuso invece in ribasso del 2,7%, seguito da Madrid che ha perso il 2,4% e Parigi in calo del 2,2%. Londra ha perso il 2%, mentre Francoforte ha ceduto l'1,9%. Male anche Mosca, che è scivolata tra il 2 e il 4%, a seconda dei listini azionari espressi in rubli o in dollari.
Perdita del 2,3% per l'indice Stoxx 600
Il "venerdì nero" si è così concretizzato con una perdita del 2,3% per l'indice Stoxx 600, che raggruppa i principali titoli quotati sul Vecchio continente, un calo che equivale a 232 miliardi di euro di capitalizzazione bruciati in una sola seduta. Mentre a Wall Street il Dow Jones è sceso di circa 600 punti ai minimi dall'inizio dell'anno. A scatenare la forte corrente di vendite hanno contribuito in mattinata gli indici Pmi dell'eurozona in netta contrazione, mentre quello Usa indica come l'economia americana a settembre rallenti meno del previsto. Chiara la debolezza dei titoli bancari affossati da Credit Suisse, che ha ceduto a Zurigo il 12% ai minimi storici in scia ai rumors di un nuovo aumento di capitale. A peggiorare il clima le ipotesi di Reuters, secondo le quali la Bce starebbe valutando una riduzione degli interessi alle banche che lasciano liquidità a Francoforte.
Male anche a Wall Street
La Borsa peggiore è stata dunque quella di Milano, che nell'ultima seduta prima delle elezioni ha visto l'indice Ftse Mib chiudere in ribasso del 3,3%, sui minimi della giornata. Tra i titoli principali brusco scivolone per Tenaris che ha perso oltre l'8%, ma male è andata anche a Leonardo (-6%), seguito da Eni e Intesa che hanno ceduto entrambi oltre quattro punti percentuali. Non è andata molto meglio nemmeno a Wall street, che ha accusato cali in linea con quelli delle Borse europee. Una corrente di vendite che non si è fermata con la diffusione di dati secondo i quali l'economia americana rallenta meno del previsto. A settembre l'indice Pmi composto è infatti in rialzo a 49,3 punti, ma i mercati in questa fase leggono tutto al contrario: se l'economia tira, aumentano i rischi di inflazione e quindi di interventi contenitivi da parte delle banche centrali. Una tensione in parallelo a quella accusata dai listini valutari, con la sterlina che è crollata oltre il 3% a 1,08 contro il dollaro, correggendo i minimi dal 1985. Debolissimo anche l'euro, sceso fino a 0,97 rispetto al biglietto verde, il livello più basso dal 2013. Ad affossare i mercati un peso importante l'ha avuto il petrolio, con quotazioni in calo a New York oltre 6% attorno ai 78 dollari al barile, ai minimi da gennaio. E anche l'oro non è più considerato un bene rifugio: le sue quotazioni sono in calo di oltre l'1%, ai minimi dall'agosto 2020.

