
Gli esperti congiunturali reputano molto positivo il clima dei consumi attuale, ma i dettaglianti non sembrano percepire tale ottimismo. Complessivamente le vendite natalizie di quest'anno si situano sui livelli del 2015, che però presentava già fatturati sottotono. Interrogati dall'ats, Migros e Coop così come i grandi magazzini Globus, Loeb e Coop City si dicono "soddisfatti" degli affari di Natale, che per i grandi empori rappresentano circa il 30% del fatturato annuale. Per Coop nella vendita al dettaglio costituiscono un po' più del 10% mentre Migros non fornisce indicazioni, limitandosi a spiegare che nelle ultime tre settimane le vendite sono chiaramente aumentate. "Possiamo quindi dire che gli affari natalizi sono complessivamente andati bene", dichiara la portavoce Monika Weibel. Anche Ramon Gander di Coop si dice soddisfatto. Presso Globus le vendite sono evolute positivamente soprattutto in novembre, mentre nel mese di dicembre le cifre hanno stagnato. "In generale ci ritroviamo sui livelli dell'anno scorso", indica la portavoce Marcela Palek. Per Manor è ancora troppo presto per stilare un bilancio. Nessuno dei dettaglianti interrogati fornisce cifre concrete e all'unisono si parla di "condizioni di mercato generalmente difficili", con riferimento al turismo degli acquisti e alla crescente importanza del commercio online. E dalla soddisfazione espressa traspare il timore che le cose potessero anche andare molto peggio. Interessante è il fatto che a all'inizio del periodo degli affari di Natale diversi esperti congiunturali e ricercatori di mercato avevano constatato un forte incremento del clima dei consumi dopo oltre un anno di magra. Ma il direttore dei grandi magazzini Loeb, Ronald Christen, ammette apertamente di aver "faticato a raggiungere i livelli dell'anno scorso". A suo modo di vedere i consumatori permangono insicuri. La situazione generale, con la paura di attentati terroristici o il "sì" alla Brexit in Gran Bretagna, ha pesato sul clima dei consumi, e una simile "insicurezza è veleno per il commercio al dettaglio", spiega Christen. Si aggiunge il fatto che gli svizzeri hanno perso la fiducia nella fissazione dei prezzi da parte del settore, una ripercussione dello shock dell'abbandono della soglia di cambio minima tra franco ed euro. Sempre secondo il direttore di Loeb, fenomeni quali il turismo degli acquisti o la crescente influenza delle vendite via internet sono realtà che il commercio al dettaglio elvetico non può più evitare. "All'insicurezza dei consumatori possiamo però contrapporre propri valori", sostiene Christen. La sua catena di grandi magazzini, quale azienda famigliare e piccolo attore tra i grandi del settore, cerca ad esempio di guadagnare la fiducia della clientela abituale nella fissazione dei prezzi. Anche Globus tenta di guadagnare la fiducia dei consumatori, trasferendo per esempio assortimenti poco attrattivi sul canale online di modo che nei negozi vi sia posto per "esperienze" attraverso zone gastronomiche o offrendo maggiori servizi.
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