
Nel processo contro l'ex numero tre di UBS Raoul Weil in corso a Fort Lauderdale, in Florida, l'accusa ha chiamato oggi a testimoniare cinque ex clienti della banca. Essi hanno detto chiaramente che i clienti americani di UBS venivano aiutati a frodare il fisco anche dal 2002 al 2008. In quel periodo Raoul Weil era direttore della gestione patrimoniale globale e quindi il più alto responsabile della banca per le attività illegali in questione. Che cosa sapesse personalmente rimane incerto. Secondo i racconti dei testimoni, i consulenti avrebbero trasferito a Zurigo conti originariamente aperti nelle filiali UBS delle Bahamas o delle isole Cayman. In un secondo momento UBS avrebbe convocato avvocati esterni per istituire fondazioni in Liechtenstein e ditte fittizie a Hong Kong con lo scopo di mantenere segreta l'identità dei clienti americani. I consulenti utilizzavano sempre la stessa procedura: nessuna e-mail o lettera, nessuna telefonata per o dalla Svizzera, utilizzo di parole in codice, frequenti visite dei consulenti negli USA. Questo modo di procedere mirava, secondo l'accusa, a raggirare le norme dell'accordo "Qualified Intermediary" (QIA), nonostante UBS ufficialmente sostenesse il QIA. I cinque ex clienti di UBS hanno origini diverse: due provengono dagli USA, uno dalla Germania, uno dall'Italia e uno dall'Iran. Ma tutti abitavano nel periodo in questione negli USA ed erano quindi soggetti a imposta. Oltre a ciò, sono stati tutti naturalizzati. Tutti i testimoni si riconoscono colpevoli di aver frodato il fisco e si dichiarano pronti a cooperare con il governo americano. Inoltre i cinque ex clienti di UBS hanno affermato di non conoscere personalmente Raoul Weil e di non aver neanche mai sentito prima il suo nome.
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