
I prezzi all'import, su base annua, hanno segnato una crescita record del 14,8%, il picco più alto da quando fu istituita la statistica nel 1982, mentre al netto del petrolio l'incremento è stato del 5,4%. La statistica odierna conferma la forte incidenza sulla dinamica dei prezzi alle importazioni dei rincari del greggio e della debolezza del biglietto verde. L'aumento del 2,8% segnato a marzo segue il +0,2% del mese precedente, mentre gli economisti puntavano su una crescita del 2%. E anche se si esclude la voce petrolio, l'aumento del costo delle importazioni è risultato pari allo 0,9% che rappresenta il più forte incremento mai registrato da quando questo tipo di sottoindice è stato introdotto nel 2001. Nel dettaglio, il costo dell'import di greggio e prodotti petroliferi è schizzato al 9,1% dopo il calo dell'1,9% segnato a febbraio. Il dato odierno riaccende i timori per un surriscaldamento dell'inflazione, tenuto contro che le quotazioni del greggio continuano a viaggiare su livelli record, e potrebbe indurre la Federal Reserve a rallentare il processo di riduzione dei tassi di interesse portato avanti per far fronte alla recessione dell'economia.Dall'inizio dell'anno la Fed ha tagliato il costo del denaro di due punti percentuali e finora gli economisti avevano messo in conto nuovi ribassi prevedendo entro giugno un' ulteriore sforbiciata di mezzo punto. ATS
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