
Torna a soffiare il vento del protezionismo commerciale americano: la Casa Bianca ha annunciato ieri l'avvio di una serie di inchieste mirate contro una quindicina di Paesi, con l'obiettivo di documentare i presunti danni economici subìti dagli Stati Uniti. Tra le nazioni finite nel mirino c'è anche la Svizzera. L'annuncio è stato dato dal rappresentante Usa per il commercio Jamieson Greer nel corso di una conferenza stampa telefonica.
Una quindicina i paesi toccati
Le indagini rappresentano il primo passo concreto verso l'imposizione di nuove barriere tariffarie da parte di Washington. «Le prime inchieste si concentreranno sulle economie per cui le prove sembrano indicare l'esistenza di una sovracapacità strutturale», ha affermato il 46enne, citando esplicitamente, oltre alla Svizzera, anche Cina, Unione europea, Giappone, India e Messico. Complessivamente, i Paesi o i blocchi commerciali (come nel caso dell'Ue) oggetto di scrutinio sono una quindicina.
Un momento delicato
Secondo quanto precisato da Greer, le investigazioni verranno condotte in maniera autonoma e potrebbero prescindere dagli accordi commerciali bilaterali già in vigore con molti di questi Stati, che di solito fissano un tetto massimo ai dazi applicabili. La mossa dell'amministrazione di Donald Trump rischia quindi di scardinare gli equilibri commerciali consolidati e di innescare nuove tensioni internazionali. Per la Svizzera la notizia arriva in un momento delicato nei rapporti commerciali con gli Usa, che rappresentano uno dei principali partner economici. Per Berna si tratta di tutelare gli interessi dell'export nazionale, in particolare nei settori farmaceutico, chimico e della meccanica di precisione.

