
Cinque milioni di posti di lavoro persi dall'inizio della crisi, con un tasso di disoccupazione balzato ai massimi di oltre 25 anni. E' lo scenario del mercato del lavoro degli Usa, stremato da una crisi che parte dall'auto, passa per le costruzioni e arriva fino ai 'Big' dell'informatica come Ibm, in una emorragia di occupati che procede al ritmo di oltre mezzo milione di posti persi al mese, sotto i colpi della peggiore recessione dagli anni '30. Numeri che mettono i bastoni fra le ruote alle prospettive di ripresa. Perché l'economia statunitense è legata mani e piedi all'andamento dei consumi, che fanno i tre quarti del prodotto interno lordo, e i consumi dipendono dall'occupazione. Anche se un piccolo aiuto, ai bilanci delle famiglie americane, sta arrivando dalle misure attivate dalla Fed per resuscitare i mercati creditizi: stanno funzionando, ha detto oggi il presidente della banca centrale Ben Bernanke. A suo avviso le tensioni sul credito "sono scese significativamente" e grazie all'acquisto dei titoli garantiti da mutui stanno scendendo le rate sui prestiti ipotecari. Ma sull'occupazione, per ora, sono lacrime e sangue. Solo a marzo - secondo il dipartimento del Lavoro - l'economia a stelle estrisce ha perso 663'000 posti, che portano a 5,1 milioni il numero di coloro che sono stati licenziati a partire dall'inizio della crisi, nel dicembre del 2007. Una crisi del lavoro che si èacuita negli ultimi mesi, visto che dei cinque milioni di posti andati in fumo, i due terzi sono stati persi negli ultimi cinque mesi. E che sta probabilmente rallentando, ma non si arresterà di colpo grazie alla ripresa. Anzi, secondo la Federal Reserve continuerà a mietere vittime per un po', portando il tasso di disoccupazione - balzato a marzo all'8,5%, massimo dal 1983 - fino all'8,8% a fine anno, prima di scendere all'8-8,3% agli inizi del 2010. Un quadro che peggiora se si tiene conto di chi ha gettato la spugna e non cerca più lavoro: conteggiando gli adulti che non rientrano più nella 'forza-lavoro' e chi svolge un impiego part-time ma preferirebbe lavorare a tempo pieno, le stime danno un tasso di disoccupazione reale del 17%. E l'emorragia di posti èdiffusa, anche se tocca soprattutto le costruzioni, il manifatturiero e gli impieghi temporanei negli 'help desk', che hanno perso solo a marzo rispettivamente 126'000, 161'000 e 72'000 posti. L'area di Detroit, in particolare, ha preso in pieno la 'botta' della crisi dell'auto, con General Motors che rischia la bancarotta e le aziende dell'indotto in crisi, come Johnson Controls che ha chiuso 10 stabilimenti e licenziato 4'000 operai. ATS
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