
Federal Reserve e governo americano rischiano di essere rimasti a corto di "munizioni" contro la crisi del credito. È la crescente preoccupazione che si è diffusa tra investitori e risparmiatori americani, che assistono con un senso di impotenza ai crolli dei titoli finanziari e alle perdite sui mercati azionari. E che si chiedono giustamente quando finirà tutto questo e quando soprattutto Wall Street tornerà a salire con decisione. Gli interpellati, Fed e governo americano per l'appunto, confermano la loro presenza e il loro impegno a migliorare la situazione; ma si ha la sensazione che ormai anche le loro grandi decisioni vengano accolte dai trader con una rassegnata alzata di spalle. Certo, la fiammata su Wall Street e anche sui listini azionari globali c'è stata, all'indomani della decisione dell'amministrazione Bush di salvare Fannie Mae e Freddie Mac da un quasi sicuro fallimento. Ma l'euforia è durata decisamente poco, e subito ci ha pensato Lehman Brothers a far passare in secondo piano quella che doveva essere una notizia a cui brindare almeno per qualche altra seduta. Ma è vero che Lehman Brothers ha riportato sui mercati lo spettro del quasi fallimento di Bear Stearns - poi evitato sempre grazie all'intervento federale - con un tonfo del titolo che è stato più del 40%. E Lehman è comunque la quarta banca d'affari americana, e dunque tutto si è trattato fuorché di allarmismo eccessivo. La situazione in cui versa il colosso è dunque davvero obiettivamente preoccupante, ed è questo il motivo per cui le autorità federali stanno lavorando in queste stesse ore per capire il da farsi, e magari per trovare un eventuale potenziale offerente disposto a rilevare la società. Il "Wall Street Journal", che dedica al problema un articolo in prima pagina, a tal proposito scrive. "Un salvataggio come quello di Fannie, Freddie e Bear Stearns è escluso al momento, ma molto potrebbe cambiare nei giorni a venire". Il punto però è che si inizia a temere che forse Fed e governo Usa non abbiano più alla fine grandi soluzioni da presentare al mondo della finanza americano e globale. La Fed ha per esempio già tagliato i tassi di interesse, espandendo anche i suoi prestiti alle banche d'affari. E il governo ha assicurato già il salvataggio di Bear Stearns, Fannie Mae e Freddie Mac, oltre a creare un piano di stimoli per l'economia che ha già prodotto i suoi effetti. E il nocciolo della questione non sarà per caso proprio questo? La Bibbia della finanza si chiede infatti: "perché questi passi non hanno calmato il sistema? Cosa potranno fare ora le autorità? E - e forse questo è il dubbio che sta assillando i più -il governo dovrebbe forse lasciar fallire un grande istituto, invece che procedere a un nuovo salvataggio potenzialmente costoso?". Gli interrogativi si fanno più insistenti, in un momento di forti timori sul rallentamento dell'economia, che è riuscita a salvarsi almeno nel primo semestre. Un sondaggio di 51 economisti intervistati dal "Wall Street Journal" rivela per esempio che nel terzo trimestre la spesa dei consumatori subirà una contrazione per le prima volta in 17 anni. Questo, quando il piano di incentivi è stato ormai già varato, i tassi di interesse sono stati già tagliati, le operazioni di salvataggio sono state messe già in atto e gli istituti finanziari comunque continuano ad assistere a forti perdite dei titoli. "Non c'è un trend di miglioramento -, avverte Laurence Meyer, ex governatore della Fed e ora vicepresidente di Macroeconomic Advisers, società di previsioni economiche -. (La situazione) non sta migliorando neanche lentamente". C'è poi anche il problema della difficoltà a reperire fondi da parte delle società finanziarie. Quell'ancora di salvezza tanto oggetto di critiche rappresentata dai fondi sovrani esteri non sembra essere a caccia, al momento, di altre quote di banche, dopo le iniezioni nei capitali di Lehman Brothers, Merrill Lynch e Citigroup, solo per citarne alcune. Il motivo, spiega la Bibbia della Finanza, è che comunque almeno i fo
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