
Siemens e Danone: il taglio dei posti di lavoro raggiunge l'asse franco-tedesco, nel cuore dell'Europa. Fino a settemila posti, nella sola Germania, potrebbero andare persi per via della ristrutturazione aziendale annunciata dal colosso tedesco lo scorso autunno. Mentre la multinazionale francese dell'agroalimentare ha reso noto oggi di puntare a ridurre di 900 unità il proprio personale "gestionale e amministrativo" in tutta Europa. È il quotidiano economico Handelsblatt, che cita fonti interne, a portare alla luce i presunti piani sull'occupazione di Siemens, per ora non ancora esplicitati ufficialmente. Il gigante tedesco dell'elettrotecnica, che in Germania occupa poco meno di 120'000 persone, lo scorso autunno aveva lanciato un grande programma di risparmio per 6 miliardi di euro complessivi. Allora non erano stati fissati i termini della riduzione del personale, anche se si era ammesso che la ristrutturazione avrebbe pesato sugli effettivi. Pur restando nell'incertezza di indiscrezioni non confermate dall'azienda, contro il piano di tagli di Siemens il sindacato di categoria IG-Metall sta intanto organizzando scioperi, a partire dal prossimo giovedì, in diverse sedi tedesche. Punta invece a ridurre il numero degli effettivi complessivamente del 10% Danone, che dei tagli riferisce in occasione della pubblicazione dei risultati annuali. Il piano privilegierà "la mobilità interna e le partenze volontarie" e sarà ora posto al vaglio dei sindacati. Danone non ha ancora precisato in quali Paesi si produrranno i tagli, limitandosi ad affermare che saranno distribuiti in 26 Stati europei. La riorganizzazione punta a rilanciare le vendite del gruppo nel continente, dopo il calo del 3% dell'anno appena concluso, legato soprattutto "al contesto di consumo difficile". ATS
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