
Parte la guerra dei dazi sui pannelli solari cinesi, che hanno inondato il mercato europeo e costretto molte imprese alla chiusura. Bruxelles, che a settembre ha aperto un'indagine anti-dumping nei confronti di Pechino, corre ai ripari per bloccare l'emorragia delle aziende del fotovoltaico europee, e propone - con una procedura che dovrà essere chiusa entro il 5 giugno - dazi provvisori che saranno in media del 47%. A essere colpite saranno un centinaio di imprese cinesi, più o meno duramente a seconda del grado di cooperazione con l'indagine dell'UE: il 36% sarà imposto a quelle più collaborative, mentre arriverà sino al 67% per le più restie. La proposta, adottata oggi dal Collegio dei commissari dell'UE, passa ora per consultazione alla Commissione Anti-Dumping che si riunirà la prossima settimana, e di cui sono parte gli stati membri. Sarà comunque la Commissione a prendere entro il 5 giugno la decisione finale sulle misure provvisorie, che dovrà essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Ue per diventare effettiva. Ma la partita vera si chiuderà solo a dicembre, al termine dei 15 mesi di inchiesta dell'UE, quando verrà deciso se lasciare in vigore i dazi per 5 anni o meno. "La Cina sta bruciando milioni di euro in Europa e sta distruggendo il settore industriale del solare migliore del mondo grazie al dumping", ha accusato Milan Nitzschke, direttore dell'associazione di aziende europee Eu ProSun guidate dalla tedesca Ag Solar World, all'origine delle denunce a Bruxelles. ATS
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