
Kaspar Villiger ha una lunga carriera politica alle spalle, ma ha sempre mantenuto anche stretti contatti con l'economia. Ingegnere di formazione ed ex fabbricante di sigari e biciclette, ha goduto di grande popolarità in governo, forse anche grazie al suo stile discreto. Sotto il suo regno l'indebitamento della Confederazione è salito alle stelle. Ha per contro difeso con successo il segreto bancario. Villiger ha militato per 15 anni in Consiglio federale, dapprima al dipartimento della difesa e poi in quello delle finanze. È passato alla storia come il grande tesoriere che ha sempre predicato il rigore finanziario: tuttavia, nonostante gli sforzi, ha lasciato nelle casse della Confederazione un buco ancora più grande di quello ereditato dal suo predecessore, il socialista Otto Stich. La sua elezione in Consiglio federale, il primo febbraio 1989, è avvenuta in circostanze particolari. La radicale zurighese Elisabeth Kopp, a causa della celebre telefonata al marito, era stata costretta a lasciare l'esecutivo. Per restaurare la fiducia, i radicali si erano rivolti all'allora consigliere agli Stati Kaspar Villiger. Così, la cattolica Lucerna, feudo democratico-cristiano, fu rappresentata nel governo federale da un radicale protestante. Negli otto anni trascorsi al Dipartimento federale delle finanze (DFF), a parte qualche miglioramento puntuale, l'indebitamento dello Stato è aumentato di quasi 35 miliardi di franchi per raggiungere quota 122 miliardi alla fine del 2002. Villiger si è invece battuto con successo per il mantenimento del segreto bancario. Nonostante le pressioni internazionali, il ministro delle finanze non ha mai "mollato l'osso", nemmeno quando la Svizzera era sospettata, attraverso questo strumento della difesa della privacy, di favorire il terrorismo. La sua tenacia è stata poi ricompensata con l'accordo tra Svizzera e UE sulla fiscalità del risparmio, che preserva il segreto bancario. Villiger ha dovuto affrontare vari momenti difficili. Nel 2001 ha incassato una serie di critiche per il modo con cui ha gestito la lotta contro il riciclaggio di denaro. Lo stesso anno è stato al centro dalla bufera Swissair. Dapprima riluttante a scucire soldi pubblici, si è poi convinto ad allentare i cordoni della borsa. Nel 2002 il radicale è stato smentito dal popolo che ha respinto il faticoso compromesso sull'utilizzazione delle riserve d'oro in esubero della Banca nazionale svizzera (BNS) e sull'istituzione della Fondazione "Svizzera solidale", progetto nato negli anni dei cosiddetti "fondi ebraici". Prima di assumere le finanze, Kaspar Villiger - capitano dell'esercito - ha trascorso quasi sette anni al dipartimento della difesa. Durante questo "passaggio obbligato" ha elaborato "Esercito 95", riforma che ha preceduto l'"Esercito XXI" lanciato da Adolf Ogi e difeso dal suo successore Samuel Schmid. La sua permanenza alla difesa non è tuttavia incominciata con i migliori auspici: dapprima ha dovuto fronteggiare "l'affaire" delle organizzazioni segrete P 26 e P 27, nonché la commissione parlamentare d'inchiesta sul suo dipartimento. Nel novembre del 1989 ha poi dovuto far fronte all'iniziativa popolare per una Svizzera senza esercito. Il popolo gli dato ragione, anche se il 35% di voti favorevoli all'iniziativa hanno scosso il settore militare. Altra vittoria nel giugno del 1993, quando il popolo ha bocciato l'iniziativa popolare lanciata contro l'acquisto degli aerei da combattimento FA-18. Per due volte Villiger è stato presidente della Confederazione. Nel 1995 si è distinto per aver presentato le scuse al popolo ebraico a causa della politica d'asilo elvetica durante la Seconda Guerra mondiale e del timbro "J" nei passaporti degli ebrei. Nel secondo anno di presidenza, nel 2002, Villiger ha pronunciato il discorso d'adesione della Svizzera all'ONU davanti all'assemblea generale a New York. Ironia della sorte: in occasione del primo scrutinio sull'adesione alle Nazioni Unite, nel 1986, il radicale lucernese era tra gli oppositori. Aveva poi cambiato posizione
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