
Ennesimo scandalo in casa UBS: per anni la grande banca ha illegalmente influenzato il Libor, il principale tasso di riferimento al mondo per diverse valute, con lo scopo di aumentare i guadagni. Per voltare pagina dovrà ora pagare 1,4 miliardi di franchi, la gran parte dei quali sarà incassata dagli Usa, ma qualcosa finirà anche in Gran Bretagna e in Svizzera. Per il CEO Sergio Ermotti all'origine dei problemi vi sono stati comportamenti "non etici": decine di collaboratori dovranno lasciare la società, se non l'hanno già fatto. L'entità della sanzione - che comprende multe e restituzioni degli utili - non rappresenta una sorpresa. Per questo oggi in borsa il titolo UBS non ha minimamente risentito della notizia e del concomitante annuncio di una forte perdita per l'ultimo trimestre dell'anno: la banca si aspetta ora un risultato negativo compreso fra 2,0-2,5 miliardi di franchi, dovuto ai necessari accantonamenti. Nel dettaglio, UBS si è accordata il ministero di giustizia americano e con l'autorità finanziaria CFTC sul pagamento di 1,2 miliardi di franchi. Da Londra è piovuta una multa di 160 milioni di sterline (238 milioni di franchi), la più elevata mai inflitta dai funzionari della FSA, i controllori della finanza inglese. Qualche briciola - perlomeno tenendo conto degli importi in gioco - andrà anche alla Confederazione: l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha infatti ordinato la confisca di proventi per un ammontare di 59 milioni di franchi, una somma pari al 4% del totale delle sanzioni. ATS
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