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Economia
UBS: utile di 1,98 miliardi nel primo trimestre, +88%
Redazione
11 anni fa

Nonostante un clima difficile, UBS ha generato nel primo trimestre un utile netto di 1,98 miliardi di franchi. La performance, superiore alle attese, risulta in crescita dell'88% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L'afflusso netto di fondi è stato pari a 19 miliardi di franchi. Tutte le unità del gruppo hanno realizzato ottimi risultati, considerando l'estrema volatilità dei tassi di cambio, gli effetti della conversione di valuta e il perdurante impatto dei tassi d'interesse da bassi a negativi sull'attività, ha annunciato oggi UBS in un comunicato. Nella gestione patrimoniale (Wealth Management), la raccolta netta è stata pari a 14,4 miliardi di franchi, di cui 4,8 miliardi provenienti dall'unità di amministrazione patrimoniale Wealth Management Americas. Quanto all'Investment Bank, l'utile ante imposte si è fissato a 844 milioni, mentre l'unità Retail & Corporate - attività con clientela svizzera - registrato un utile pre tasse di 443 milioni, il miglior risultato da cinque anni a oggi. Dal canto suo Global Asset Management - gestione per clienti istituzionali - ha conseguito un risultato ante imposte di 186 milioni, il miglior risultato trimestrale della divisione dal 2009. "Sono soddisfatto dei solidi risultati raggiunti in questo trimestre. Abbiamo continuato a concentrarci sui bisogni dei nostri clienti, abbiamo mantenuto la disciplina in merito alla gestione del rischio e tutte le nostre divisioni e regioni hanno raccolto i frutti di questi sforzi", ha commentato il presidente della direzione di UBS Sergio Ermotti. Il numero uno bancario elvetico ha inoltre ridotto i suoi accantonamenti per contenziosi a 2,7 miliardi di franchi. I risultati sono superiori alle attese degli analisti interrogati da AWP. Per il secondo trimestre, UBS prevede una nuova raccolta netta positiva anche nel secondo trimestre. La grande banca continuerà a mantenere il suo impegno volto ad attuare la sua strategia, nonostante le sfide macroeconomiche e le questioni geopolitiche di fondo che difficilmente potranno essere risolte nel prossimo futuro, si legge ancora nel comunicato.

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