
Il peggio è passato dopo l'accordo raggiunto tra Svizzera e USA per risolvere il contenzioso fiscale riguardante UBS. Lo afferma il presidente del Consiglio di amministrazione di UBS ed ex consigliere federale Kaspar Villiger. Per la ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey, è improbabile che altri Stati richiedano informazioni fiscali su clienti di UBS. "Il rischio che il contenzioso fiscale tra UBS e USA non sia ancora risolto è molto limitato", ha dichiarato Villiger alla stampa domenicale, aggiungendo che la pressione sulla banca ora diminuirà. Il presidente del Cda di UBS ha inoltre preannunciato per novembre una nuova strategia aziendale che metterà "il cliente al centro degli affari". Nel contempo ha detto alla "NZZ am Sonntag" di essere disposto a rimborsare alla Confederazione tutti i costi derivanti dalle dispendiose trattative con le autorità statunitensi. Un gesto auspicato dalla ministra degli esteri Calmy-Rey anche per le spese che incomberanno in futuro: sulla "SonntagsZeitung" la ministra osserva però che, innanzitutto, bisogna chiarire la relativa base legale. La consigliera federale non teme che altri paesi possano seguire l'esempio degli Stati Uniti e chiedere informazioni fiscali sui conti di clienti di UBS: l'accordo raggiunto con gli USA non vale per altri paesi, ha detto. Negli scorsi giorni le autorità canadesi avevano tuttavia manifestato l'intenzione di cercare i patrimoni nascosti dai loro cittadini nelle sedi elvetiche di UBS. Per quanto riguarda l'immagine della Svizzera negli Stati Uniti, secondo Calmy-Rey non è stata compromessa dal contenzioso fiscale riguardante UBS. Ciononostante la Confederazione ha deciso di lanciare una vasta campagna di comunicazione per contrastare i pregiudizi sulla piazza finanziaria elvetica, negli USA e in altri paesi. A tale scopo il Consiglio federale ha messo a disposizione 2 milioni di franchi supplementari per quest'anno. ATS
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