
L'accordo fra gli Stati Uniti e Svizzera, che consente a Washington di accedere ai dati di 4.450 clienti americani di UBS, è "senza precedenti" e segna "un passo fondamentale" nella lotta all'evasione fiscale. Lo ha detto il commissario dell'Internal Revenue Servic (IRS, l'amministrazione americana delle contribuzioni), Dough Shulman. "Grazie al governo svizzero" gli Usa hanno raggiunto "un accordo senza precedenti" che segna un "passaggio fondamentale negli sforzi dell'IRS per alzare il velo sul segreto bancario". "Credo che l'accordo ci dia quello che vogliamo, cioé l'accesso alle informazioni su conti correnti che molto probabilmente sono coinvolti nell'evasione fiscale offshore", ha aggiunto Shulman, osservando come il valore di tali conti a un certo punto ha raggiunto i 18 miliardi di dollari. Stando al ministero Usa della giustizia e ad esperti americani contattati dall'ATS, come il professore alla Columbia University di New York John Coffee, l'accordo firmato oggi non mette al riparo le altre banche svizzere, specie se si dovesse scoprire che hanno utilizzato sistemi simili a quelli escogitati dall'UBS per aggirare il fisco americano. Per Coffee, l'intesa siglata oggi potrebbe fare scuola. Il Consiglio federale ha dichiarato oggi che l'accordo non creerà un precedente. Coffee è però convinto che le autorità fiscali statunitensi abbiano già messo gli occhi su altri istituti bancari elvetici. Per l'accademico americano le autorità fiscali europee potrebbero ispirarsi a questa intesa. Per il professore, il numero di persone che si autodenuncerà al fisco americano supererà quello degli oltre 4 mila conti previsto dall'accordo. Ciò dovrebbe far risparmiare molto lavoro ai funzionari. Critico nei confronti dell'accordo si è detto all'ATS il senatore democratico del Michigan Carl Levin, in prima fila nella lotta ai cosiddetti paradisi fiscali. A suo parere, l'intesa è un passo assai modesto nella lotta agli abusi del segreto bancario. Levin teme in particolare le lungaggini procedurali elvetiche. ATS
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