
L'UBS resta nel mirino dei partiti dopo la pubblicazione dei risultati del 2008. Molto critici PS e UDC che non capiscono perché la banca voglia versare bonus miliardari in questo momento difficile. Più positivi PLR e PPD che vedono nel buon inizio del 2009 un segnale positivo. Decisamente arrabbiata è l'Associazione svizzera degli impiegati di banca (ASIB) che deplora il previsto taglio della forza lavoro in Svizzera. UBS non ha imparato la lezione e la sua politica dei bonus è inaccettabile: non è ammissibile che la banca, sovvenzionata dallo Stato, amministri a suo piacimento i soldi dei contribuenti, afferma il PS. I socialisti rivendicano la sospensione del versamento dei bonus e chiedono a UBS di ritirarsi dalle attività dubbie. Anche l'UDC chiede che non vengano concesse gratifiche, soprattutto quando una società è nelle cifre rosse. I democentristi auspicano anche che la struttura salariale dei top manager di UBS ricalchi quella delle ex regie come La Posta e le FFS, o della Banca nazionale (BNS). L'UDC chiede inoltre che Berna venga rappresentata nel consiglio di amministrazione, se la Confederazione prende una partecipazione nella banca. Dal canto loro i Verdi, oltre a ritenere "una provocazione" il versamento dei bonus nonostante la perdita di quasi 20 miliardi, se la prendono con il presidente del consiglio d'amministrazione della FINMA Eugen Haltiner che viene invitato a farsi da parte. "Haltiner non rappresenta gli interessi dello stato, ma quelli di UBS", sostengono i Verdi. Gli ecologisti criticano anche la gestione delle crisi da parte del Consiglio federale e si domandano se la banca sia in grado di pagare alla Confederazione gli interessi sul prestito di 6 miliardi concesso da Berna. Decisamente opposta la reazione di PPD e PLR: il partito popolare democratico afferma che la parte variabile stabilita dai contratto deve essere onorata. Il suo presidente Christophe Darbellay dice comunque di aver sempre avuto difficoltà ad accettare il pagamento di bonus "il cui ammontare superi quanto previsto dalle regole contrattuali". Ma i top manager hanno effettivamente rinunciato a queste rimunerazioni per il 2008. Più in generale, il PPD vede "alcuni segnali positivi" nei risultati 2008 di UBS, anche se la situazione resta difficile. La minore partecipazione del previsto della BNS agli attivi "tossici" è una "buona notizia per la Confederazione e il contribuente", afferma Darbellay. Posizione condivisa appieno dal PLR: il partito ritiene positivo il fatto che il trasferimento alla BNS di attivi "tossici" sia inferiore rispetto al previsto. Il PLR ha inoltre accolto con favore l'abbassamento della massa salariale e la diminuzione della parte variabile del salario. I radicali dicono comunque di capire l'ira della popolazione nei confronti degli errori di UBS e della sua politica dei bonus. "I partiti non devono tuttavia attizzare le emozioni, ma difendere gli interessi dei contribuenti", afferma il segretario generale del PLR Stefan Brupbacher. Anche a Palazzo federale le prime reazioni sono positive: per il ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz la soluzione trovata con la FINMA in merito ai bonus è accettabile. È in gioco la capacità concorrenziale della banca, sostiene il presidente della Confederazione. L'UBS non deve trovarsi in una situazione di deficit concorrenziale, sia negli interessi dei propri dipendenti, sia degli azionisti, sia dello Stato. Secondo Merz, si tratta ora di chiudere questo capitolo e di volgere lo sguardo al futuro della politica salariale della banca. Reazione decisamente diversa quella giunta dall'Associazione svizzera degli impiegati di banca (ASIB) che si dice "scioccata" dal taglio di 600/800 posti di lavoro in Svizzera. "Dopo l'intervento della Confederazione, e dunque dei contribuenti, è ragionevole attendersi che UBS orienti la sua politica del personale su una strategia a lungo termine, lontana dal barometro borsistico". La segretaria centrale dell'ASIB Denise Chervet teme ch
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