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L'indiscrezione
«UBS potrebbe lasciare la Svizzera: tre ipotesi al vaglio»
© CdT/Gabriele Putzu
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Red. Online
4 ore fa
Il «Wall Street Journal» riferisce di piani d’emergenza legati alle nuove regole sul capitale – La banca non ha confermato la notizia e, per ora, non ha annunciato alcun trasferimento

UBS starebbe valutando possibili scenari per trasferire la sede centrale fuori dalla Svizzera, se Berna dovesse inasprire le regole sul capitale. È quanto riferisce il Wall Street Journal, citando persone informate. 

Le tre ipotesi

Le opzioni citate sono l’acquisto di un istituto finanziario negli Stati Uniti e il successivo trasferimento della sede, una fusione con un concorrente europeo o la cessione a una banca americana. Non è la prima volta che circolano indiscrezioni su possibili aggregazioni con gruppi esteri.

Il nodo del capitale

Al centro della discussione ci sono i requisiti patrimoniali per le partecipazioni della casa madre svizzera nelle controllate all’estero. Il 23 settembre il Consiglio degli Stati ha approvato l’obbligo di coprirle al 90% con CET1, il capitale proprio di qualità più elevata. Finora era richiesta una copertura del 45% con CET1, cui si aggiungeva un ulteriore 17% in obbligazioni AT1, che in determinate condizioni possono essere svalutate o convertite in capitale. Il Consiglio federale aveva proposto il 100% con CET1, mentre la commissione preparatoria aveva prospettato una soluzione mista, con il 50% in CET1 e il 50% in AT1. La decisione degli Stati non è definitiva: deve ancora essere esaminata dal Consiglio nazionale.

Chi sosterrà i costi?

Secondo i calcoli della banca, la soluzione votata dagli Stati comporterebbe circa 16 miliardi di dollari di capitale CET1 aggiuntivo. Alberto Petruzzella, presidente dell’Associazione bancaria ticinese, ha avvertito che i costi supplementari potrebbero ricadere sui clienti.  

La fiducia incrinata

Mercoledì sera, durante la tavola rotonda organizzata all’Hotel Unione di Bellinzona per gli 80 anni del Gruppo Regazzi, il direttore editoriale del Gruppo Corriere del Ticino Sacha Dalcol ha chiesto direttamente a Sergio Ermotti se UBS possa trasferire la sede all’estero. Il CEO ha ricordato che l’80% degli azionisti non è svizzero e che questi chiedono di valutare anche altre opzioni. Ha però chiarito che questo non significa che la partenza dalla Svizzera, totale o parziale, sia già decisa. Ermotti ha ribadito: «Siamo una parte importante di questo Paese e vogliamo continuare a esserlo anche in futuro». Il CEo ha descritto una fiducia incrinata nei rapporti tra UBS e la politica svizzera. Ha ricordato le 72 ore del marzo 2023 in cui tutti lavorarono nella stessa direzione per evitare il fallimento di Credit Suisse. A suo giudizio, quello spirito di collaborazione è mancato prima e soprattutto dopo il salvataggio. Ermotti ha anche ricordato che UBS non è fatta soltanto di azionisti: in Svizzera ha oltre 30 mila dipendenti, su circa 110 mila nel mondo. Persone e famiglie che «non vogliono essere considerate approfittatrici né essere descritte come se stessero ricattando il Paese».