
In mezzo alla tempesta UBS completa l'avvicendamento ai suoi vertici, portando al timone uomini non più giovanissimi ma di esperienza: l'ex consigliere federale Kaspar Villiger (68 anni) sarà il nuovo presidente del consiglio di amministrazione (Cda) dell'isitituto, in sostituzione di Peter Kurer, che ha annunciato oggi le dimissioni. Andrà ad affiancarsi a Oswald Grüber (65) che - notizia della settimana scorsa - subentra a Marcel Rohner. In carica solo da poco più di dodici mesi, ma attivo in UBS da anni quale responsabile giuridico, Kurer rimetterà il mandato in occasione dell'assemblea generale del 15 aprile: lo stesso giorno gli azionisti saranno chiamati a confermare Villiger, proposto dal Cda. In tal modo UBS si scrolla di dosso due manager considerati sempre più come una palla al piede, anche nelle relazioni sempre più importanti con gli Stati Uniti, che da parte loro stanno esercitando pressioni tali da mettere in forse il futuro dell'istituto. In una conferenza stampa a Zurigo Kurer ha giustificato la sua partenza con gli interessi della banca, degli azionisti e dei dipendenti, aggiungendo che nel periodo trascorso in carica molti problemi sono stati risolti. A suo avviso ora UBS - alle prese con un "clima politico surriscaldato" - ha soprattutto bisogno di tranquillità. Kurer ha comunque anche ammesso di aver commesso errori: se ne andrà alla fine di aprile con sei mesi di salario supplementare, ma senza altre particolari buonuscite. L'attenzione dei giornalisti era però rivolta soprattutto al successore, che non ha mancato di fornire subito un segnale nuovo proprio in materia di retribuzioni, autolimitandosi il salario. Il probabile futuro presidente del consiglio di amministrazione incasserà una retribuzione annua di 850'000 franchi, ben al di sotto quindi ai circa 2 milioni di base che andavano ad esempio a Marcel Ospel. L'ex consigliere federale radicale intende inoltre rinuciare ai bonus e alle compensazioni in azioni. Villiger ha detto di essere giunto alla sua decisione dopo aver riflettuto a lungo, soprattutto tenendo conto della speciale situazione di crisi in cui si trova la società e del fatto che l'istituto benefici di un aiuto statale. Come riferimento sono stati presi i salari versati nel direttorio della Banca nazionale svizzera. Villiger ha peraltro sottolineato che il suo gesto avviene nell'ambito di "un caso particolare" e non vuole rappresentare né un segnale per l'intera UBS, né per il suo successore. "La banca ha bisogno di persone in gamba per tornare in sella", ha affermato. Secondo l'ex ministro dopo la sua partenza anche al vertice del Cda torneranno quindi ad agire "le normali forze del mercato" in materia di retribuzioni. Per quanto riguarda il suo portafoglio personale, Villiger - che lavorando non riceve al momento la sua pensione quale consigliere federale - ha detto di essersi sbarazzato di tutte le azioni UBS diverso tempo fa, ma di voler adesso tornare ad acquistarle privatamente. Obiettivo dichiarato di Villiger è ristabilire la fiducia: i mezzi per farlo saranno "l'integrità, il duro lavoro e l'affidabilità". La sfida è difficile, "ma con a fianco un uomo come Oswal Grübel ce la faremo", ha assicurato. "Ho già vissuto alcune tempeste", ha aggiunto. Villiger ha spiegato di essere già stato contatto una volta da UBS per l'incarico in questione, ma di aver allora rifiutato. La situazione è però cambiata con l'avvicendamento ai vertici operativi: sabato si è quindi deciso a dare il suo assenso. L'ex ministro si ritiene un buon complemento dell'ex CEO di Credit Suisse (CS) Grübel, ma in prima linea vi sarà quest'ultimo. "È Grübel che segna le reti", ha sintetizzato. I due vengono considerati uomini facenti parte del "clan" dell'ex presidente di CS, Rainer E. Gut. L'ex consigliere federale radicale si ritiene pronto e legittimato per l'incarico anche se non è un banchiere, perché può far ricorso a una vasta esperienza nella regolamentazione e nella sorveglianza della piazza finanziaria. Villiger ha inoltre ricordato i suoi ott
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