
Misure che fanno male, ma necessarie: questo il tenore di gran parte delle reazioni succedutesi in Svizzera dopo che UBS ha annunciato di voler sopprimere 2500 posti di lavoro nel paese. L'Associazione svizzera degli impiegati di banca (ASIB) prende atto con costernazione del nuovo taglio dell'organico. L'organizzazione riconosce però che la misura si inserisce in un intelligente programma di riduzione dei costi e che era probabilmente inevitabile per assicurare il futuro dell'istituto. L'ASIB seguirà ora con attenzione i modi in cui verranno applicate le misure: solo un processo equo e trasparente permetterà alla banca di riguadagnare la fiducia dei collaboratori, dei clienti e della popolazione, si legge in un comunicato. Lo stesso "occhio critico" caratterizzerà la Società svizzera degli impiegati del commercio (SIC Svizzera). Dopo aver sottolineato che i dipendenti pagano un elevato tributo per gli errori commessi dalla banca, l'organizzazione si dice da un lato sollevata dal fatto che la società abbia preso misure per contenere il numero di licenziamenti in Svizzera, dall'altro si attende un ulteriore sforzo in merito alla riduzione del tempo di lavoro. Per l'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) le misure annunciate da UBS erano inevitabili. "Non si tratta di una sorpresa, UBS doveva reagire, in particolare per assicurare il livello dei fondi propri", ha detto all'ATS il portavoce Thomas Sutter. Un punto quest'ultimo sottolineato anche dall'Autorità federale di vigilanza dei mercati finanziari (FINMA), che per bocca di un addetto stampa rassicura: UBS soddisfa i requisiti legali relativi alla copertura dei mezzi propri. L'organo di sorveglianza non ha voluto invece commentare ulteriormente le nuove informazioni sull'andamento degli affari della banca. A parlare è quindi il governo. Il Dipartimento federale delle finanze giudica obbligato il passaggio della riduzione del personale: per risalire la china UBS deve infatti assolutamente mantenere uno stretto controllo dei costi, ha spiegato la portavoce Delphine Jaccard. Sulla stessa lunghezza d'onda anche la consigliera federale Doris Leuthard, che auspica però una contrazione dell'organico senza licenziamenti e che non esclude ulteriori perdite di posti di lavoro nel settore finanziario. La responsabile del dipartimento economia è tornata anche a criticare i bonus: "Mi aspetto che tutti, senza eccezione, stringano di più la cinghia", ha affermato la ministra ai microfoni delle radio SRG SSR. Il tema sarà affrontato nel prossimo incontro fra la direzione della banca e il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz. La consigliera federale ha anche difeso la consegna dei dati di clienti UBS al fisco americano, sebbene questo abbia portato a un gigantesco deflusso di fondi. Si è trattato di una misura corretta perché UBS era confrontata con una causa giuridica che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche. Di tutt'altro avviso - e si passa ai partiti - l'UDC, che giudica i miliardi che scappano da UBS verso altri lidi proprio come una conseguenza diretta della nefastapolitica del Consiglio federale in materia di segreto bancario. Le perdite derivano da una struttura sovradimensionata che va riportata a grandezze più ragionevoli, ha detto una portavoce. Urta inoltre il fatto che in Svizzera i dipendenti debbano pagare con 2500 posti per gli sbagli commessi all'estero. Il PS "condanna fermamente" la soppressione impieghi: con questa misura i vertici fanno pagare al personale gli errori passati della direzione, si legge in un comunicato. È da deplorare il fatto che si è giunti a tanto "nonostante sovvenzioni federali dell'ordine di 50 miliardi di franchi". Un'opinione condivisa dai Verdi, che giudicano "scandalosa" la misura annunciata oggi, soprattutto se comparata alla politica dei bonus praticata dall'azienda. Il presidente Ueli Leuenberger stigmatizza che il governo sia corso ad aiutare UBS senza fissare condizioni precise in materia di personale. Inoltre per il consigliere nazionale gi
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