
Il CEO di UBS Sergio Ermotti mantiene il riserbo riguardo al suo futuro ai vertici della banca: interrogato in merito a eventuali ambizioni per la poltrona di presidente del consiglio di amministrazione (Cda) il dirigente ha risposto che non c'è nulla di nuovo da dire. Al momento il gruppo è concentrato sulla sua attività, poi si vedrà, ha chiosato il 66.enne nella conferenza telefonica di commento ai risultati trimestrali pubblicati stamani dall'istituto.
Sino a inizio 2027
Il manager ticinese ha assunto la guida operativa di UBS (per la seconda volta) nell'aprile 2023, subito dopo l'annuncio dell'acquisizione di Credit Suisse (CS), promettendo di rimanere fino al completamento dell'integrazione, previsto per la fine 2026. Ufficialmente, secondo quanto comunicato dalla società, Ermotti resterà CEO almeno sino all'inizio del 2027.
Indiscrezioni e speculazioni
Ma le indiscrezioni dei mesi scorsi lo davano in carica ben oltre, forse fino ad aprile 2027 o più a lungo, anche a causa del dibattito politico in corso sui più severi requisiti patrimoniali richiesti dal Consiglio federale. Ad alimentare le speculazioni è peraltro stato lo stesso presidente del CdA Colm Kelleher, che all'inizio dell'anno aveva dichiarato di vedere di buon occhio una successione proprio in favore di Ermotti.
I tagli occupazionali
I cambiamenti non interessano peraltro solo i piani alti dell'impresa. Sul fronte dell'organico, il responsabile delle finanze Todd Tuckner ha confermato che i tagli occupazionali in Svizzera legati all'integrazione procedono secondo i piani: dei 3.000 esuberi annunciati dopo l'acquisizione di Credit Suisse - di cui 1.000 relativi alla fusione di CS Svizzera e 2.000 ad altre aree dell'ex concorrente - una parte sarà realizzata nella seconda metà dell'anno. L'impresa è più o meno in linea con i piani e le aspettative, ha detto il 61.enne americano che dal 2004 lavora per UBS.

